ULTRAVIXEN: LA RISPOSTA ROCK CONTRO GLI STEREOTIPI DI PELÙ E GODANO INTERVISTA ALLA BAND CHE PUBBLICA IL SECONDO, FULMINANTE ALBUM: IL RISKIO

Il Riskio

Basta il primo ascolto del nuovo album degli UltraviXen per comprendere che Il Riskio rappresenta un vero assalto alternative rock al mondo edulcorato della musica nazionale. Nati dalle ceneri dei compianti Jasminshock e ritrovati grazie alla lungimiranza della mitica Wallace Records, la formazione firma nel 2010 l´eccellente Avorio Erotic Movie, un 'nuovo debutto' che ricorda da vicino i suoni della Chicago anni ´90. Con la nuova prova su lunga distanza, la band catanese sceglie testi in italiano decisamente evocativi e ritmiche al fulmicotone che infuocano i padiglioni auricolari dei tanti habitué del molliccio cantautorato di questo inizio di millennio. Virulenti, ironici, irruenti e sberciati, gli UltraviXen puntano su una sezione ritmica in perenne accelerazione, che si sovrappone a chitarre tiratissime e spesso stridenti. A raccontarci l´attitudine live della band, i riferimenti d´ascolto a tratti impensabili e l´affezione feticcia per il vecchio vinile c´è Alessio Edy Grasso, voce e chitarra di questa formidabile band dal sound americano.

 

Anche ne Il Riskio viene mantenuta una ritmica acceleratissima e un alto grado di tensione rock: avete cercato di ricreare l´impatto live?

Tutte le produzioni degli UltraviXen (ed in generale quelle che mi piacciono) sono orientate a rappresentare la band per come suona live. Ovviamente crediamo nell´importanza della post-produzione (mixaggi e masterizzazione), ma riteniamo che il disco debba suonare davvero come suona la band. Ne facciamo una questione di rispetto verso chi ascolta. Durante i live questo fa la differenza; oggi fare andare a tempo cose fuori tempo o intonare elementi 'stonati' è (relativamente) facile e quindi molti sono convinti di aver fatto un album, noi continuiamo invece a credere nella differenza fra un disco e un buon disco.

Rispetto al 'tiro' de Il Riskio, credo che ci sia un´evoluzione generale della composizione che però, come giustamente sottolinei tu, mantiene la carica rock and roll e post punk che caratterizza il nostro registro. Sono contento tu l´abbia sottolineato.

 

Nella frenesia del rock´n´roll è però presente una chiara linea melodica, che a tratti compare per poi dileguarsi fra le dissonanze delle chitarre elettriche. Ritenete che la vostra musica sia autenticamente punk-rock ma allo stesso tempo legata alla scena italiana?

La risposta diretta alla domanda è certamente sì! Ci sentiamo tanto di vicini a un certo sound d´oltreoceano fatto di Shellac e Blues Explosion quanto al più radicale cantautorato italiano che parte da De Gregori e arriva a Samuele Bersani.

Nel disco Il Riskio le basi di un sound post-punk supportano le mie liriche in italiano. Ci hanno definiti i paladini dell´Italian Avant Punk... Non saprei dire ne se siamo i paladini, ma sicuramente siamo orgogliosi di rappresentare il ponte diretto fra Chicago e Catania.

 

Il legame con il rock americano di fine anni 90 sta soprattutto nelle chitarre, stridenti e violente, talvolta sofferte come la roba più interessante di Chicago e Louisville. Quali band vi hanno più influenzato e perché? Unwound? Slint? Flying Luttenbachers?

Rispetto alla scena alla quale ti riferisci, a parte i due nomi che ho fatto prima, posso tranquillamente dirti che la maggior parte dei dischi editi per Touch and Go, Dischord e Skin Graft sono stati da noi ampiamente digeriti. Ma non solo, Jamaika ha suonato ed ascoltato per anni musica dark/wave e addirittura Dario Blatta ha spaziato nella sua carriera come musicista e dj-producer, con musica che va da Coltrane all´elettronica. Più in generale direi che siamo stati influenzati da una certa attitudine alla musica, non solo dal punto di vista strettamente sonoro ma più in generale nel concepirla come 'luogo del possibile', dove con grande armonia i Rachel´s possono suonare insieme ai Fugazi, perché accomunati dallo stesso modo esatto di intendere la musica.

 

I testi in italiano sono una scelta di comunicazione finalizzata al rapporto col pubblico o a una precisa definizione artistica delle vostre produzioni?

Il cantato in italiano è stata una scelta che Jamaika, Carmelo e Blatta hanno condiviso con me, che dopo vari dischi in lingua inglese (fra Jasminshock e UltraviXen) ho sentito l´esigenza di scrivere in una lingua che mi consenta di avere una possibilità espressiva più profonda.

Avevo voglia di accoppiare due cose che usualmente non si mettono insieme (in Italia): un sound di ispirazione internazionale con un approccio cantautoriale. Con tutte le dovute differenze, ci sentiamo vicinissimi al primo De Gregori che appoggiava i suoi versi su un sound di matrice chiaramente USA e dylaniano (svecchiando tutto il cantautorato italiano). Ecco, noi crediamo che sia possibile ripetere l´operazione nel rock italiano liberandolo degli stereotipi che vanno da Piero Pelù a Cristiano Godano e dimostrando che un ritmo dispari può stare con un testo in italiano e suonare internazionale!

 

Quali difficoltà ci sono nel produrre musica nel Sud Italia? La cosiddetta ´democratizzazione´ discografica sta davvero aiutando le band indipendenti? Oppure il baluardo alternativo è ancora difeso dalle etichette che si sbattono per diffondere le più interessanti produzioni del nostro paese?

Domandone!!! In Sud Italia, almeno dal punto di vista tecnico, è possibile produrre musica come (se non meglio) che nel nord Italia. Ci sono produttori, tecnici e studi di tutto rispetto.

Ci sono, questo è vero, meno etichette, opportunità e più difficoltà strutturali che rendono spesso la produzione di un disco al sud Italia più lunga è difficoltosa. La maggior parte di musicisti con l´aspirazione di vivere di musica ad un certo punto fa la scelta di trasferirsi da Firenze in su... un motivo ci sarà no!?

La ´democratizzazione´ ha agevolato qualche band ´scollegata´ dai circuiti alternative-hype (bleah!) a emergere, ma ha anche portato sul mercato una grandissima quantità di pessimi dischi che hanno solo saturato l´attenzione dei fruitori (sia operatori del settore che pubblico). Credo che in questo processo di depauperamento discografico ci siano responsabilità importanti di tutta la filiera... da chi non ha la decenza di acquisire la giusta consapevolezza prima di proporsi con un disco a chi, dall´oggi al domani, apre un etichetta (con i dindi di papy) senza avere una minima idea di cosa significhi accompagnare una band sul mercato. Ma il peggio lo fa un certo tipo di pseudo-giornalismo pieno di ragazzini nerd che non hanno mai imbracciato uno strumento e che sfogano frustrazioni e repressioni personali in recensioni che dicono poco, pochissimo... almeno di musicale... parlando benissimo di band e dischi che solo 5 anni fa non sarebbero stati considerati neanche demo. Viviamo la rivalsa degli sfigati, di conseguenza pubblico - e ancor peggio i promoter - danno spazio a musica di bassa qualità, abbassando il livello medio di cultura musicale e facendo capire a chi ha 20 anni che quello è rock. Sembra quasi di assistere alla preparazione del ventennio di Berlusconi, quando ci sono state generazioni cresciute con ´innocui´ format quali Bim Bum Bam (prima) e Non è la Rai (dopo). Ecco, oggi quei ragazzini sono gli stessi che producono, parlano e organizzano la musica indipendente in Italia.

 

La distribuzione e lo streaming digitale stanno davvero aiutando le produzioni indipendenti? Qual è il vostro atteggiamento verso le piattaforme di ascolto digitale contemporanee? Che rapporto avete con il supporto fonografico, il vinile e gli mp3?

La distribuzione digitale consente con facilità a una band di raggiungere potenzialmente tutto il mondo. In realtà, senza un´adeguata azione di comunicazione i tuoi brani e il tuo sito non saranno visitati da nessuno e nel nostro ambiente la promozione migliore è sicuramente suonare il più possibile live. Quindi crediamo nella forza delle piattaforme di ascolto e le usiamo molto sia come musicisti che come fruitori, ma pensiamo al contempo che la musica non può e non deve restare ´imprigionata´ fra gli altoparlanti di un Mac o all´interno di cuffie Dr. Dree, la musica deve essere portata sul palco, sempre!

Sui supporti fonografici... per noi parlano chiaramente i fatti. Il nostro nuovo disco Il Riskio è stato stampato in vinile 180 grammi, e all´interno abbiamo anche inserito i codici per effettuare il download digitale del disco. Probabilmente fra qualche mese stamperemo pure il CD. Abbiamo infatti capito che per le persone che comprano i nostri dischi il feticcio/oggetto ha un valore fondamentale (come d´altronde ancora per me). Comprare un disco è un atto politico e direi un al contempo investimento. Politico perché decido arbitrariamente di comprare una cosa che posso avere gratis; investimento perché decido di spendere i miei soldi bene e quindi per poche decine di euro (che qualsiasi persona spende con una pizza e una birra) acquisto un oggetto che nel tempo aumenta il suo valore. Credo che il denaro speso per viaggi, musica e libri sia in assoluto il denaro speso meglio!

A cura di Michele Casella

Michele Casella - Pool Magazine