Intervista Freak Out - Alessio Edy Grasso

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Per quanto non ci riconosciamo nel garage è stata una cosa casuale, portata dall’istinto che veniva in sala, nella quale si è espressa la mia anima blues e rock’n’roll che ho sempre avuto dentro. In questo mi ha seguito Jamaika (il bassista, ndr.), che ha più un passato new wave, mentre Carmelo (il batterista, ndr.), che viene dai Jerica’s, aveva un’anima da classico rocker. Quindi su tutto ciò si è coniugato il substrato noise – post rock, con la mia passione per i Pussy Galore e la prima fase della Jon Spencer Blues Explosion ed ecco il connubio tra noise e rock’n’roll. Il tutto non è stato fatto a tavolino, ma è emerso spontaneamente in studio, anche perché Carmelo lo conoscevamo poco, ma ci siamo subito intesi.

Che fine hanno fatto Jasminshock e Jerica’s?

Sono entrambi in stand-by, con motivazioni diverse. I Jasminshock era una band famiglia, con relazioni fortemente intrinseche. Da due anni e mezzo è pronto un Ep, con delle cose elettroniche, ma il gruppo è frammentato, dato che la cantante, Flavia è in Thalandia e il batterista Saiwoshy si è sposato. Uno dei motivi principali per cui si è fermato è perché si è interrotta la relazione tra me e Flavia. Per quanto riguarda i Jerica’s, invece, l’alternanza ha sempre fatto parte del Dna del gruppo, che in genere fa due anni di attività intensa e poi si ferma. Non scordiamoci poi che è una delle band storiche di Catania.

Come è nata la collaborazione con Fabio “Magister” Magistrali?

Mirko (Spino, boss della Wallace, ndr.) da tempo mi diceva che per me sarebbe stato interessante lavorare con il Magister. Io ho sempre prodotto artisticamente i miei lavori, insieme a Pippo Barresi, come ingegnere del suono. In questa esperienza ho accettato il suggerimento di Mirko e ho voluto condividere la produzione con Magister che ha portato un apporto notevole in fase di produzione artistica del suono, suggerendo importanti particolari da aggiungere. È stato complementare al nostro sound. In fase di registrazione poi si è creato un clima di squadra, dato che tutti, da noi musicisti, a Magister ai vari tecnici abbiamo tutti contribuito integralmente alla realizzazione del disco, che è stato registrato in uno studio alle pendici dell’Etna ed è stato completato con la masterizzazione da Bob Weston.

Siete soddisfatti del lavoro fatto in studio?

Assolutamente si, è stata un’esperienza ottima, abbiamo cercato e trovato un ambiente che suonasse live.

Come componete i brani?

Quasi tutti i brani sono nati da idee mie, non c’è un metodo fisso. Le canzoni le ho composte in due mesi, tutte in acustico in montagna, a parte un paio che le ho scritte in studio. È in realtà un disco d’amore, nel quale in qualche modo ho espresso la frustrazione per la storia finita con Flavia, la cantante dei Jasminshock.

Si può parlare ancora di scena catanese?

Si, così come si può parlare di scena romana, milanese o napoletana. Tuttavia, a Catania rimane una grande predisposizione per il rock, nonostante lo sciacallaggio compiuto da Scapagnini nei dieci che è stato sindaco, dato che ha eliminato tutte i finanziamenti economici che davano un notevole contributo alle numerose iniziative che si sviluppavano in città, con singoli concerti o con festival, cose che anche se piccole erano tutte di grande qualità artistica. Per fortuna che si sta sviluppando una scena con la generazione di ventitreenni e ventiquattrenni che stanno creando nuovi gruppi. Quelli che ritengo i migliori sono i Tapso II° e i Fromm, che fanno un pop minimale ed il loro leader è Karmek, che ha curato la parte elettronica del nostro sound e cura la nostra immagine: poster, copertina e si occupa dele immagini che vengono proiettate durante i nostri concerti.

Vi sentite in grado di sostituite la Jon Spencer Blues Explosion a livello internazionale?

Non vogliamo sostituire nessuno, ma ironicamente siamo la risposta catanese al motto “Punk is dead”, la risposta a chi pensa che oggi si possa suonare solo con i laptop. Noi siamo orgogliosi di suonare con l’analogico.

Puntate molto al mercato estero?

Assolutamente si, siamo distribuiti in Giappone, Usa ed Europa. Con i Jasminshock abbiamo fatto molti tour europei e ci siamo resi conto della differenza tra avere o no un supporto importante come il distributore.

Come vedi il mercato discografico?

Ho chiesto a Mirko di stampare solo vinili con dentro i cd in omaggio o con i codici per scaricare gli Mp3. Oggi chi compra il disco è appassionato. Penso che chi voglia l’album debba avere la cosa più bella che è il vinile, ma siccome mi rendo conto che siamo nel 2008, ritengo opportuno fornire anche il codice. Quindi mi focalizzerei sugli appassionati con i vinili, a prezzi un po’ più alti, mentre a chi non ha la passione feticista, darei a prezzi bassi, semplicemente i codici.

Vittorio Lanutti - Freak Out