Ultravixen

Band

Le Origini
Alessio e Jamaika (chitarra e basso) si conoscono da una vita, dal giorno in cui Jamaika entrò nella sala prove degli Youth Against Fascism con le buone intenzioni di meritarsi quel soprannome (il reggae non c’entra, fate vobis). Jamaika andava a farsi una scannata (improvvisazione musicale in garage) con ragazzi più giovani di lui (Alessio/Vonsik, Salvo/Saiwor, Flavia/Flavia), ma a Catania in quegli anni ognuno poteva giocarsi la sua chance in una jam session. Da lì a poco, la scannata sarebbe diventata una delle rivelazioni musicali più interessanti e apprezzate dell’undergound italiano,  i Jasminshock (sound anti-statico e meccanico con una lirica isterica attraversata da una chitarra al vetriolo, visioni ciniche, no politically correct, dell’entourage degli Uzeda). Così, suonando e registrando, passa un decennio e proprio all’apice dell’affermazione la band non regge e si scioglie nel 2006.

 

UltraviXen Power Trio
Dalle ceneri dei Jasminshock risorgono ancora una volta Alessio (Edy Grasso) e Jamaika (Nunzio Micalizzi), che cercano un batterista che gli faccia girare la testa: lo trovano, eccome se lo trovano, Carmelo Di Paola Seminara (Jerica’s), un ex enfant prodige della batteria, che nel giro di una mezza dozzina di prove si merita pienamente l’appellativo di Fabulous Carmelo. Il power trio si mette al lavoro e nel giro di un anno esordisce ai Mercati generali di Catania per presentare l’album Avorio Erotic Movie (Wallace Records).
La stampa accolse l’album così:
“Avorio Erotic Movie non disattende le premesse gettate anni addietro. Diretto, incompromissorio, sudato; vestito di pelle e borchie; irriverente e spasmodico; in parti uguali r’n’r, wave e post-punk, ma sempre e comunque illuridito da una patina grassa di noise come se ne produceva nel periodo aureo del Lower East Side, a occhio e croce un milione di anni fa”. Stefano Pifferi (SentireAscoltare).
“Una delle migliori uscite del nuovo anno, essendo un concentrato di quanto di meglio è stato prodotto dal rock underground negli ultimi venti anni”. Gabriele Barone (Il Mucchio Selvaggio).
“Questo trio è attualmente la miglior macchina rock’n’roll in circolazione almeno in Italia.” Vittorio Lannutti (FreakOut)
“Di diritto nei dieci dischi tricolori dell’anno. Un razzo sparato dalla Sicilia. Devastante per intensità. Tramortente per manifesta superiorità.” Emanuele Tamagnini (Nerds Attack)
Il tour che seguì l’album fu senza soluzione di continuità, per due anni un moto perpetuo di un centinaio di apprezzate live session su e giù per la penisola.

IL RISKIO
Quattro anni dopo, rieccoli in pista, pronti a promuovere con altrettanta veemenza che contraddistinse l’esordio, il secondo disco Il Riskio (sempre per Wallace) le cui novità sono: le trame dei brani più compatte e concrete pur rimanendo ancorate ai riff e alla ritmica post-punk; il cantato, più maturo ed in italiano, e la presenza di Dario Blatta (synth, chitarra) dj del duo electro Blatta & Inesha. C’è ancora il treno di chitarre del passato, sferraglianti, fradice fino al midollo di distorsioni e riverberi; ma ora al servizio di un indie rock potentissimo ed evoluto, ancorato alla scuola di Chicago e debitore di certo 90’s college alt/rock; ma con personalità propria.

"C’è elettricità nell’aria: gli UltraviXen hanno partorito un album ad altissimo impatto sonoro. Gli UltraviXen sono definitivamente l’espressione più italiana dell’avant punk che infuocherà i palchi. Enjoy!”

Music

Live Show

Past Dates

21.11.2015 MA Catania
25.09.2015 SISMA Il Festival della Musica che Spacca Milo (CT)
12.09.2015 Timpaviva Acireale (CT)
25.08.2015 Blue Dahlia Beach Marina di Gioiosa Ionica (RC)
24.08.2015 Circle Clubbin'side Soverato (CZ)
03.08.2015 Etna in Scena w/ VERDENA Zafferana Etnea (CT)
31.07.2015 Mojo Agrigento
30.07.2015 Shuluq Marina di Modica (RG)
27.07.2015 TB Summer Cafè Augusta (SR)
01.05.2015 1° Maggio Taranto Taranto
25.04.2015 Arci Rubik Guagnano (LE)
24.04.2015 Gabba Gabba Taranto
23.04.2015 Palmares Club Torre Santa Sabina (BR)
22.04.2015 L'officina degli esordi Bari
10.04.2015 Mercati Generali w/Fast Animals and Slow Kids Catania
29.03.2015 CPA Live Napoli
28.03.2015 Init Club Roma
08.03.2015 ZSA ZSA Mon Amour Palermo
07.03.2015 Retronouveau Messina
06.03.2015 Mojo Agrigento
28.02.2015 Birreria 34 Taurianova Calabria (CZ)
12.02.2015 Level Garage Club Poveromo (MS)
11.02.2015 Capanno Blackout Prato (PO)
08.02.2015 Sottoscala Nove Latina
07.02.2015 Piano B Napoli
06.02.2015 Smav Santa Maria a Vico (CE)
31.01.2015 Morgana Musiclub Benevento
30.01.2015 Palmares Club Torre Santa Sabina (BR)
21.12.2014 Romitaggio Castelbuono (PA)
19.12.2014 Hendrix Siracusa
06.12.2014 Blue Dahlia Marina Di Gioiosa Jonica (RC)
05.12.2014 Off Officine Sonore Lamezia Terme (CZ)
23.11.2014 Circolo Lebwoski Ragusa
22.11.2014 New Planet Underground San Cataldo (CL)
20.11.2014 Zo Centro Culture Contemporanee Catania
07.06.2014 Mercati Generali w/Calibro 35 Catania
15.09.2012 Kizmiaz! w/Reverend Beat Man @Barbarabeach Catania
19.05.2012 Festa Radio Lab @Zò w/De Managers Catania
13.08.2011 Siicily Music Village 2011 Valle Ventura, Scicli (RG)
29.07.2011 Fico D’india Enna
28.07.2011 La Factory Siracusa
09.07.2011 Bocadillo Trapani
08.07.2011 Timpaviva 2011 Acireale (CT)
07.07.2011 Pineta Monti Rossi Nicolosi (CT)
18.06.2011 La Lomax Catania
14.05.2011 Cuborock Catanzaro
13.05.2011 Bar del Corso Eboli (SA)
12.05.2011 Caffè del Teatro Aradeo (LE)
11.05.2011 Istanbul Cafè Squinzano (LE)
29.04.2011 L'Arsenale: 1° Meeting Siciliano Nuovo Teatro Montevergini (PA)
12.03.2011 Voodoo doll {Rock Club} Noto (SR)
11.03.2011 Barbara Disco Lab Catania
12.02.2011 Muddy Waters San Cataldo (CL)
30.12.2010 La Lomax Catania
18.12.2010 Officine Corsare Torino
17.12.2010 Init Club Roma
11.10.2010 Festa Democratica @Parco Gioeni Catania
02.10.2010 2° Raduno Nuove Tendenze Terrasini (PA)
26.09.2010 Lunatik Rock @La Vela Acireale (CT)
04.09.2010 Mercati Generali (w/Diaframma) Catania
24.07.2010 Indian Summer Camp #2 Ragusa
16.07.2010 Jarmush Caserta
10.07.2010 Bocadillo Trapani
19.06.2010 Lido Horcynus Orca Capo Peloro (ME)
11.05.2010 Musica per REsistere @Ex Monastero Dei Benedettini w/Waines + Ipercussonici + Mapuche Catania
01.05.2010 Barbarabeach ”One Day Music 2010” Catania
29.04.2010 EnoClub Reggio Calabria
20.04.2010 Mikalsa Palermo
16.04.2010 Nuovo Teatro Montevergini “Italia Wave” Palermo
10.04.2010 Kingston Music Club Caserta
24.03.2010 La Lomax “Italia Wave” Catania
07.03.2010 Bloom “Wallace Fest” Mezzago (MI)
30.08.2009 Amore Fest @La Factory Siracusa
08.08.2009 Ypsigrock Festival w/John Hopkins Castelbuono (PA)
04.07.2009 Mercati Generali (w/Fleshtones) Catania
20.06.2009 No Fest @Spazio 211 w/X-Mary + Tanake Torino
19.06.2009 Alter Fest @INIT Roma
05.06.2009 Faster Music Kill! Kill! @Stand Florio Palermo
09.05.2009 C.S. Mattatoio Perugia
06.05.2009 Blue Dahlia Marina di Gioiosa Jonica (RC)
25.04.2009 Etna Sound Festival w/Linea 77+Malfunk Nicolosi (CT)
09.04.2009 Palmares Club w/AdaNuki Torre Santa Sabina (BR)
01.04.2009 Magnolia - Wallace Night w/Fuzz Orchestra+Hutchinson Milano
19.03.2009 Zò Centro Culture contemporanee Catania
22.02.2009 L.A.B. Feltre (BL)
21.02.2009 Kappaò Rivolta D'Adda (CR)
06.12.2008 La Lomax Catania
04.12.2008 Rialto Sant'Ambrogio "Scatole Sonore" w/Gerda Roma
18.11.2008 Sinister Noise Roma
05.10.2008 Officine With Love Niscemi (CL)
04.09.2008 GabbaGabba Taranto
24.03.2008 Circolo ARCI "L'Argent" w/Tapso II+Nico+Jack Pine+ H.C.B. Ragusa
26.01.2008 TRoK! w/Mattia Coletti & Selfbrush Milano
25.01.2008 CRC w/Jack Pine Abano Terme (PD)
04.11.2007 Locomotiv w/Tapso II Bologna
03.11.2007 Desir Feltre (BL)
02.11.2007 Ambasciata di Marte w/Peeesseye Firenze
09.10.2007 Circolo 5 Quarti Messina
31.08.2007 Bye Bye Bay Watch Festival w/Dadamatto+Sex Offender Seek Salvation Casumaro (FE)
14.08.2007 Zazà Punto Fisso Gallipoli (LE)
30.06.2007 TagoFest 3 w/OVO + Camillas + Gerda Marina di Massa (MS)
24.05.2007 Mercati Generali w/Tapso II + Hoovers Catania
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"Il Riskio" Shooting by Karmek
Presentazione 7"
"Avorio Erotic Movie" Shooting by Karmek
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Nora Bentivoglio
nora@fleisch-agency.com
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Il Riskio Remix, UltraviXen
Laura De Angelis, Urbanweek

Nell’ottobre 2014 i catanesi  UltraviXen, a quattro anni dall’uscita di  Avorio  Erotic  Movie, tornarono a far parlare di sé con  Il Riskio , album che segnò il cambio di lingua dall’inglese all’italiano, forse per far sì che anche le parole rispondessero meglio al bisogno di urgenza che caratterizza le canzoni della band, e l’inserimento nel gruppo di Dario Blatta (synth e chitarra). Un disco post rock di matrice americana infarcito di noise dei primi anni ’90 e con sonorità post-punk/wave. The Jon Spencer Blues Explosion, i concittadini Uzeda, Shellac e Jesus Lizard i principali riferimenti dei quattro catanesi, ma non solo, anche gli One Dimensional Man e il Teatro degli Orrori riecheggiano nelle note ciniche ed ironiche degli UltraviXen, il tutto assolutamente rivisitato e rivissuto in chiave originale  e personale.

Esattamente un anno dopo, Il Riskio è uscito nella sua versione remixata, in una veste completamente nuova e interessante : “Avevamo voglia di risentire le nostre canzoni, risuonate/ripensate da artisti che stimiamo molto. Abbiamo quindi chiesto a nove Musicisti/Producer di scegliere un brano dell’album e remixarlo: hanno accettato con grande entusiasmo tutti e nove. Un remix in senso più ampio del termine: c’è chi ha risuonato e cantato il brano, c’è chi ha tenuto parte dell’originale per poi ricreare una struttura diversa e c’è chi invece è diventato un UltraviXen e ha suonato sul pezzo come fossimo tutti insieme in studio di registrazione. Il risultato è un disco molto eterogeneo che trasforma -e tanto- gli UltraviXen, mantenendo però intatto il forte impatto della versione originale dell’album ”, queste le parole con cui i quattro musicisti hanno raccontato questa avventura discografica. Nomi importanti e personalità diverse spiccano ne  Il Riskio Remix  il cui risultato finale è davvero piacevole e curioso.

A Bologna Violenta il compito di “decomporre” il brano Testa di Morte: Nicola Manzan, per l’occasione, spinto dalla voglia di sperimentazione , ha creato qualcosa di “…malvagiamente danzereccio”, non proprio nelle sue corde. Ha concepito il pezzo a partire da un errore di export presente negli stems che gli erano stati inviati ed ha inserito dei beat breakcore e distorto la voce. Il  producer  siciliano John Lui si è occupato, invece, di  Acrobatici Equilibri  aggiungendo delle  bassline  e un carattere più stoner e desertico rispetto all’impostazione iniziale tipicamente garage. Se  Aguzzina  vede  Alessio  Edy  Grasso  duettare  con  Geo Johnson,  Le cose più belle , in cui, a parte la voce di Alessio, tutto è completamente risuonato, acquista un’anima  delicatamente pop grazie al  featuring  con  Matilde Davoli.  Quest’ultimo caso, in particolare, fa emergere, secondo me,  la curiosità  che  gli UltraviXen avranno avuto nell’immaginare in che modo artisti diversi da loro potessero “contaminare” la loro creatura regalandole un abito inedito per i fan. Una specie di esperimento per “ascoltarsi” con le orecchie degli altri, un po’ come quando ognuno di noi si affida al racconto di un caro amico per scorgere quegli aspetti della propria personalità che ad una visione  soggettiva e, dunque, parziale, potrebbero sfuggire.  Il musicista e compositore Xabier Iriondo è stato coinvolto come “manipolatore” sonoro di Velluto Nero (Destructured Pussy), brano che a lui ha suggerito l’idea di un viaggio intergalattico a bordo dell’astronave SuperFuzz , con destinazione un enorme buco nero (da cui il titolo della canzone) e in cui la band sicula viene addirittura trascinata dalle pettorute sirene di Saturno! Proseguendo nell’ascolto del remix, ci imbattiamo nella rivisitazione di  Fino all’ultimo respiro  da parte di Andy Trema che, sostanzialmente, cerca di rimanere in linea con lo spirito del brano, e di  Love Is No Pain  realizzata da Gianluca Bartolo dei Pan del Diavolo: con l’animo da vero rocker, il musicista palermitano ha lasciato in sottofondo il frontman degli UltraviXen e, immaginando di appartenere per una sera al gruppo catanese, ha aggiunto il suo tocco personale. Anche gli ultimi due pezzi del disco vedono protagonisti altri esponenti importanti della scena rock-underground: Giulio Ragno Favero, che ha curato Sparami sulla spiaggia (Off Muziek) e che, dell’originale, ha mantenuto solo una traccia di synth e un sample di voce, e Pola che chiude il remix dell’album con Terra elettrificata in cui solo la voce è stata mantenuta come unico elemento riconoscibile rispetto alla fonte per focalizzare l’attenzione sul cantato italiano, la novità certamente più significativa del ritorno degli UltraviXen.

Il Riskio Remix, così concepito, a me non appare come una mera operazione commerciale, una delle tante in circolazione, ma piuttosto come un album che possiede una sua dignità artistica a prescindere, perché tutti i brani, “rinati” attraverso i nove musicisti/producer scelti dalla band catanese, nella loro nuova veste, permettono di scoprire una chiave di lettura differente rispetto al progetto originale.

http://www.urbanweek.it/2016/01/riskio-remix-ultravixen/

Ultravixen – Il Riskio Remix
Valentina Colombo, NightGuide.it

E' uscito a ottobre Il Riskio Remix via Wallace Records, corollario dell'album degli UltraVixen, Il Rischio.
Avevamo voglia di risentire le nostre canzoni, risuonate/ripensate da artisti che stimiamo molto - ha dichiarato la band catanese - abbiamo quindi chiesto a nove musicisti/producer di scegliere un brano dell'album Il Riskio e di remixarlo .
 
Ed ecco quindi, ad apportare il loro personale contributo, artisti come Bologna Violenta che sperimenta e crea qualcosa di “malvagiamente danzereccio” in Testa di morte; John Lui, in Acrobatici Equilibri; Matilde Davoli che ricama su Le Cose Più Belle una nuova dolcezza pop; il “viaggio prefigurato” da Xabier Iriondo in Velluto nero; “l'idea minimale” di Andy Trema su Fino All'Ultimo Respiro; la centralità data al cantato italiano da Pola in Terra Elettrificata; la “nuova forma di vita” creata da Giulio Ragno Favero per Sparami sulla Spiaggia (Off Muziek) e l'apporto di Gianluca Bartolo, che ha scelto Love Is No Pain pensando a un lavoro con la band come se ne fosse parte.
 
Suoni e influenze diverse tra loro, con contributi eterogenei come solo un progetto del genere sa dare all'ascoltatore: senza dubbio si può apprezzare come, dalla fiducia data dalla band ai nove artisti, nascano nuovi brani e melodie dalle infinite soluzioni che possono derivare da una sola canzone.

http://www.nightguide.it/recensione/49622/ultravixen-il-riskio-remix

UltraviXen “Il Riskio Remix”
Domenico Mungo, Rumore

Prendete i Jesus Lizard, gli ODM più orrorificamente teatrali e i Litfiba Gangaceirose imbrattateli di ipercinismo psycobilly, conferitegli un songwriting acuminato alla Bennato di Buoni&Cattivi e un retrogusto di Trinacria e otterrete la nitida epifania supersexy degli UltraviXen.
Un suono abrasivo, deragliante che avvolge in un tripudio di chitarre affilate, cavalcate cybercountry che si mescolano a ultrasoniche colate di miele e metallo. Ora fateli manipolare da loschi individui quali Xabier Iriondo, Bologna Violenta, Giulio Ragno Favero (OffMuziek) e otterrete il remix ultrasonico dell’esplosivo Il Riskio del 2014, in versioni che vi faranno attorcigliare le budella su un dancefloor schizzato di sangue e arancini. Colonna sonora di un delirio Mexpunk di Tarantino. Sex & Violence.

UltraviXen “Il Riskio Remix”
Gianluca Polverari, Rockerilla

Gli UltraviXen sono una ruvida e trascinante band catanese artefice di un infuocato e fulminante rock’n’roll noise che è pura adrenalina. Alessio Grasso e soci sono musicisti esperti e navigati (leggi Jasminshock) e nel 2014 hanno pubblicato l’elettrico vinile Il Riskio, ben accolto da critica e pubblico.
Ora questo titolo viene riproposto con vari remix ad opera di personaggi che spaziano dall’elettronica al folk, dalla sperimentazione al pop. I nove brani sono stati affidati alle manipolazioni di Bologna Violenta, Xabier Iriondo, Matilde Davoli, Geo Johnson, Gianluca Bartolo dei Pan del Diavolo, Giulio Favero ed altri ancora che hanno rivisitato o addirittura ricreato i vari episodi partendo da qualche spunto presente negli originali.
Un simpatico “riskio” che FUNZIONA.

Ultravixen - Il Riskio Remix 2015 - Wallace Records
Antonio Belmonte - Rockit

Può piacere o meno ma quando un tuo disco ti regala tante soddisfazioni perché non farlo remixare per goderne ancora più a lungo? È un po’ quello che avranno pensato gli Ultravixen dopo i lusinghieri feedback (compreso quello della nostra testata) incassati dal loro “Il Riskio”. La band catanese ha così affidato a una pletora di amici-producers la rivisitazione dei nove brani di quel bel disco che ne sancì ufficialmente il passaggio alla lingua natia dopo la dominante anglofonia delle precedenti produzioni.

Bene, la frontalità sferragliante dell’originale non solo rimane invariata ma quel mix micidiale di The Jesus LizardOne Dimensional Man e Il Teatro Degli Orrori, glassato da psichedelie scomposte e garagismi detroitiani, assume addirittura, attraverso le riletture altrui, nuove e più accattivanti cromature: Bologna Violenta brutalizza elettronicamente le sforbiciate punk di “Testa di morte”, Xabier Iriondo affila a modo suo gli artigli desertici di “Velluto nero”, il rumorismo melodico di “Le cose più belle” si veste di un’insolita delicatezza pop con il featuring di Matilde Davoli, le rasoiate di “Fino all’ultimo respiro” e “Sparami sulla spiaggia” diventano irriconoscibili nelle textures glitch/IDM di, rispettivamente, Andy Trema e Giulio Ragno Favero, mentre le movenze capovilliane di “Terra elettrificata” si tingono di schizofrenie breakbeat à la Prodigy sotto le manipolazioni di Pola.

A metà strada tra il salutare cazzeggio e il desiderio ardente di misurarsi con sensibilità musicali distanti e diversificate il remake de “Il Riskio” ribadisce la bontà di una band che - a questo punto - potrebbe fare la sua porca figura sia dentro il calderone di un Lollapalooza qualunque che in un turbolento clubbing mitteleuropeo.

http://www.rockit.it/recensione/30667/ultravixen-il-riskio-remix

Ultravixen - Il Riskio Remix 2015 - Wallace Records
Sisco Montalto - mescalina.it

Gli Ultravixen ritornano e fanno tanto rumore come in passato e di più. A distanza di un anno dall`uscita del disco Il riskio, che ha sancito la fine di un silenzio durato quattro anni, non paga, la band catanese ripropone l’ultimo album in una nuova veste, totalmente remixato da alcuni tra gli esponenti di spicco e sui generis del rock (e affini) underground italiano. Titolo del lavoro: Il riskio remix.

Il riskio è stato un ritorno fragoroso che ha segnato, tra le altre cose, il cambio di lingua dall`inglese  all`italiano. Un sound serrato, in bilico tra One Dimensional Man e Teatro degli Orrori, senza la teatralità e la decadenza che li contraddistingue (il brano Angelina sembra fin troppo un pezzo della band capeggiata da Capovilla).
In generale si tratta di un post rock dal suono americano, così come è nelle corde della band, che adesso mostra anche la propria anima italiana, con testi che denotano la bravura degli Ultravixen, in particolare di Alessio Edy Grasso, nella scrittura in lingua madre, cosa non affatto facile, soprattutto se non si vuole correre il rischio di creare delle copie. Il remix completa un lavoro già abbastanza discreto, facendolo diventare qualcosa di assolutamente e veramente accattivante, allargando lo spettro di possibili ascoltatori del disco.
 
Nel Riskio remix rimane l`irriverenza degli Ultravixen, l’energia, il rock `n roll e il punk che scorre nel loro sangue, la sfacciataggine di ragazzacci rock che suonano dimenandosi, condita però con l’estro di ciascuno degli ospiti che hanno preso parte alla rivisitazione del disco.
Tutti e nove i brani viaggiano su alti regimi creando una sorta di percorso, a tratti teatrale (caratteristica che manca nell`originale), dai contorni ipnotici e crepuscolari.
Nonostante il remix sia stato fatto da nomi importanti (Xabier Iriondo, Bologna Violenta, Giulio Favero, John Lui, tra gli altri) che hanno evidentemente apportato in maniera forte la loro influenza sulle tracce originali, il miscuglio di elettronica forsennata tra industrial/noise ed elementi tipicamente da musica danzereccia non ha intaccato il sound tipico degli Ultravixen, che non risulta artefatto, anzi, paradossalmente la maggiore verve apportata dai nuovi arrangiamenti dà al disco un`originalità diversa e un magnetismo consistente.

http://www.mescalina.it/musica/recensioni/ultravixen-il-riskio-remix

Punk-remixes con gli UltraviXen
Christian Paganelli - be.Beap - Webrock Magazine

Alle prese con "Il Riskio remix", versione alternativa dell'ultimo album degli Ultravixen.
Tra sperimentazioni e nomi più o meno importanti.

Quando sentiamo parlare di remix la nostra mente vola velocemente verso quell’ambiente elettronico che vede in collaborazioni e featuring di varia natura uno dei propri punti di forza.

Le icone del rock ci hanno abituati a far parlare di sé, il legame artista-traccia è forte e le conseguenze di questo fatto si protraggono ancora oggi: è difficile che una band decida di affidare il proprio lavoro in mani altrui, o se lo fanno, stanno bene attenti che la parte artistica del prodotto rimanga immutata.

Esistono tuttavia, nello sconfinato mondo delle produzioni rock, innumerevoli eccezioni.
Senza perderci in inutili elenchi, una delle ultime produzioni di questo tipo che più ha fatto parlare di sé è sicuramente Hai paura del buio [Reloaded] degli Afterhours, nel quale le venti tracce dell’omonimo e storico disco anni ’90 sono state stravolte e riscritte attraverso featuring con grandi nomi della scena nazionale (ma non solo).

Il caso di Il Riskio remix degli UltraviXen è simile fino ad un certo punto, nel senso che le tracce sono state remixate in fase postuma invece di essere riprodotte in toto. Da un certo punto di vista, si potrebbe assimilare il loro lavoro ad uno degli album a cui sono più affezionato: Reanimation dei Linkin Park. In questo senso, abbiamo un album base (Il Riskio, 2014) che è stato inviato in giro per l’Italia a diverse persone. Queste persone hanno stravolto le tracce modificando elementi esistenti e talvolta inserendone di nuovi, con un risultato che personalmente trovo molto interessante.

Se non sapete chi sono gli UltraviXen, vi basti sapere che nascono dalle ceneri dei Jasminshock (!!!) nel 2008, si definiscono Italian Avant Punk e sono di Catania. In pratica, siamo davanti ad una band di persone che calcano palchi da più o meno vent’anni. Tutta esperienza, fidatevi.

Il mio consiglio è quello di procurarvi l’album precedente (“Il Riskio”, 2014) per poi gustarvi appieno questa versione completamente remixata, uscita il primo ottobre per Wallace Records.

01 // Testa di morte feat. Bologna Violenta
02 // Acrobatici equilibri feat. John Lui
03 // Aguzzina feat. Nutype & Geo Johnson
04 // Le cose più belle feat. Matilde Davoli
05 // Velluto nero (destructured pussy) feat. Xabier Iriondo
06 // Fino all’ultimo respiro feat. Andy Trema
07 // Love is no pain feat. Gianluca Bartolo
08 // Sparami sulla spiaggia (off muziek) feat. Giulio Ragno Favero
09 // Terra elettrificata feat. Pola

Purtroppo non ci è stato concesso alcun brano da incorporare in questa segnalazione, se volete ascoltare qualcosa lo trovate su sentireascoltare.com.

http://www.bebeap.it/24265-punk-remixes-gli-ultravixen.html

UltraviXen, da Catania con furore…rock!
Alberto Agostini - ilmegafono.org

Si chiamano UltraviXen e il loro nome si richiama a un famoso film (“Vixen”) di Russ Meyer, regista americano poco adatto al cineforum del catechismo. Un bell’indizio quello del nome, che rimanda a esagerazioni in salsa yankee. In questo caso, però, la salsa è catanese, anzi, data la città, siamo di fronte a un gustoso (per chi piace) pezzo di carne equina. E forse il paragone non è neanche troppo velleitario.

Sicuramente gli UltraviXen non sono pop. Un po’ strafottenti nei testi (come piace a Giorgio Canali), belli incazzati e carichi nel sound, sfornano un rock intenso e ben costruito. Hanno il grande pregio di non perdersi in virtuosismi musicali che, a volte, risultano gelidi come una mattina di dicembre a Reykjavik. Tutt’altro: ci sono un bel ritmo caldo e una gran bella voce calda che li rende adattissimi per un concerto al chiuso, di quelli indiavolati e poganti.

Di energia ne hanno a pacchi e non ce ne accorgiamo solo noi. Il loro “Il Riskio – remix” ha visto la collaborazione di nomi importanti della scena indipendente italiana: da Xabier Iriondo degli Afterhours a Bologna Violenta. Inoltre, possono vantare di aver dato la sigla ai mondiali di mountain bike su Sky. Non male per questi ragazzi siculi.

Allora caricatevi a pallettoni con Velluto nero e Fino all’ultimo respiro. Se però volete un consiglio, ascoltate subito Aguzzina e beccatevi anche il video che aggiunge al brano un 50 per cento di carica facile. Godetevi la loro grinta e spegnete per un attimo il buonismo musicale di X Factor.

http://www.ilmegafono.org/ultravixen-da-catania-con-furore-rock/

Rockit
Giandomenico Piccolo - Rockit

Quattro anni per raccogliere idee, testi ed influenze da confluire nel seguito di “Avorio Erotic Movie”: questo il retroscena che porta alla pubblicazione di “Il Riskio”, secondo disco degli UltraviXen sempre firmato dalla Wallace Records. Piccoli, ma fondamentali, cambi nella miscela: musicalmente lo swing'n'roll dalle sonorità garage giunge immutato mentre i testi approdano alla lingua italiana, autentica sfida per un genere che trova habitat naturali nelle metriche brevi d'oltremanica. Ed il confronto regge con efficacia: sembra di ascoltare The Hives conditi da una voce abissale e carismatica, marcatamente distante dalle caratteristiche di Pelle Almqvist, leader della band svedese; abbiamo anche Angelina, come nella canzone “Greygoose” di Cesare Cremonini, ma molto più incazzata in “Fino all'ultimo respiro”, uno degli episodi migliori del disco.

Solo rischiando si può giungere a risultati convincenti, ed “Il Riskio” affascina grazie all'impatto musicale ed una scrittura personale, lontana dall'oblio della poca originalità. Il secondo disco della band catanese si lascia ascoltare con piacere, è coerente nei nove episodi proposti: sfida dei quattro musicisti sarà riportare dal vivo tale energia prima di sperimentare, nelle prossime uscite discografiche, approcci e stili sonori ancora inesplorati.

http://www.rockit.it/recensione/27070/ultravixen-il-riskio

Inervista @SENTIREASCOLTARE
Stefano Pifferi - SENTIREASCOLTARE

Ultravixen. Beyond the valley of the italian “cantato”

Tornano dopo uno iato piuttosto importante, dato che l’esordio Avorio Erotic Movie era datato 2010. E lo fanno stravolgendo le fondamenta non soltanto di un suono ormai ben radicato nel nostro underground e di cui gli stessi Ultravixen si sono fatti messaggeri anche quando ancora non si chiamavano così (vedi alla voce Jasminshock – “sound antistatico e meccanico con una lirica isterica attraversata da una chitarra al vetriolo, visioni ciniche, no politically correct” recitavano i comunicati stampa – e Jerica’s), quanto dell’aspetto più evidente legato alla comunicazione. Il Riskio, come suggerisce il titolo stesso, è quello, grosso, di scegliere la via dell’italiano per addensare ulteriori strati di significato ad una musica diretta e senza fronzoli, ma al tempo stesso ricercata e mai canonizzata nel suo mischiare rock’n’roll a forti tinte noise-rock (se vi viene in mente Jon Spencer ci siete quasi, ma i referenti sono anche altri e spesso sorprendenti) con una linea cantautorale mai come ora pronta a emergere dal marasma sonico dell’ormai quartetto.

Dicevamo dello iato quinquennale: un tempo insieme obbligato (l’essere dispersi lungo lo stivale non è sicuramente d’aiuto per prove e registrazioni) e necessario, per focalizzare una proposta che molto ha di innovativo, se ricollegata al particolare humus da cui proviene la band, ossia l’onda lunga di quella Catania Giardino dell’Eden “alternative” di fine ’90 ben presto rivelatasi una illusione o una distorsione ottica. Uno iato che ha però anche permesso al power-trio – Alessio Edy Grasso, chitarra e voce; Jamaika Nunzio Micalizzi, basso; Carmelo Di Paola, batteria, ex Jerica’s – un ampio periodo di rodaggio per ciò che concerne una proposta sonora in sé già piuttosto efficace al tempo di Avorio Erotic Movie, quando si manifestava come una specie di “Blues suonato con nerbo noise e acidità rock’n’roll” pronto a shakerare “in parti uguali r’n’r, wave e post-punk”, ma con continue e decisive scosse di assestamento che hanno portato all’allargamento a quartetto con l’ingresso di Dario Aiello Blatta. Ultimo arrivato solo in apparenza, dato l’apporto e le numerose possibilità espressive offerte dalla seconda chitarra e dal synth che Blatta porta in dote dalle esperienze col duo electro Blatta & Inesha, e che segnano, musicalmente tanto quanto i testi in italiano lo fanno dal punto di vista dell’immediatezza comunicativa, la nuova fase della band catanese. Il Riskio è dunque un riuscito smarcarsi dai panorami “noise’n’roll” per rivendicare la forza lirica dell’italiano, pur usato in contesti “altri” e su cui spesso ci si è accapigliati, tra puristi – quante volte si è sentita l’affermazione “l’italiano non è una lingua rock”? – e “innovatori” (della serie, vogliamo criticare Massimo Volume e Bachi Da Pietra, per far due nomi?), sorta di “apocalittici vs integrati” del provincialismo rock.

Un album potente, ben miscelato tra chitarre ruvide, groove r’n’r, svisate noise e lirismo del quotidiano, a volte debitore verso aperture enfatiche e marcatamente sopra le righe che richiamano il TDO (l’accoppiata d’apertura Testa Di Morte e Acrobatici Equilibri), molto più spesso in grado di piegare la tradizione cantautoral-letteraria a forme di ibridazione notevoli, con chitarre e interplay materico (Aguzzina è al guado tra sberleffo e durezza, la semi-ballad Le Cose Più Belle, Love Is No Pain). Di Catania, della scelta dell’italiano, della nuova formazione e di altro ancora abbiamo parlato brevemente con Alessio Edy Grasso, chitarrista e cantante della band siciliana.

Cominciamo dalla questione più evidente ma credo anche più complessa. Perché il passaggio all’italiano per i testi?

Il cantato in italiano è stata una scelta che Jamaika, Carmelo e Blatta hanno condiviso con me; dopo vari dischi in lingua inglese (fra Jasminshock e UltraviXen) ho sentito il bisogno di scrivere in una lingua che mi consentisse una possibilità espressiva più ampia, più profonda. Noi ci sentiamo tanto vicini a un certo sound d’oltreoceano fatto di Shellac, Blues Explosion, ecc…, quanto al più radicale cantautorato italiano che parte da Tenco ed arriva a Samuele Bersani. Avevamo voglia di mettere insieme “ingredienti” che, almeno in Italia, secondo noi sono mixati poco e male: un sound rock d’ispirazione internazionale (fortemente East Coast) con un approccio cantautorale. Prendendo con la giusta cautela quello che dico, ci sentiamo come il primo De Gregori, che appoggiando i suoi versi su un sound di matrice chiaramente USA e “dylaniano” ha nettamente svecchiato tutto il cantautorato italiano. Ecco, noi siamo fortemente convinti che sia possibile ripetere l’impresa nel rock italiano, smarcando definitivamente le dicotomie Pelù-Rossi o Godano-Agnelli (che hanno influenzato molto del cantato rock italiano degli ultimi 30 anni) e dimostrando che uno stop & go veloce e ripetuto può stare con un testo in italiano e suonare internazionale! Siamo orgogliosi di rappresentare il ponte diretto fra Chicago e Catania.

Deviamo un momento dalla questione dei testi, perché questo “ponte” tra Chicago e Catania mi interessa e molto: mi è rimasta in testa quella “roba” della Catania come Seattle di un quindici-venti anni fa…

Catania non è mai stata Seattle, semmai un piccolo quartiere di Chicago. Dal ’95 al 2005 Catania è stata una delle città più importanti per il rock, non per quello italiano però: Fugazi, Shellac, Brainiac, June of 44, Trans Am, ecc…. tutte queste band, se dovevano scegliere una città dove suonare in Italia, sceglievano Catania, perché a metà anni ’90 gli Uzeda iniziarono a collaborare con Albini prima, e dopo con Corey di Touch & Go. Parallelamente, una ventina di “giovani” e “giovanissimi” musicisti (io avevo 16 anni) iniziava a suonare cose “diverse” dai Nirvana: nacquero band quali Jasminshock, White Tornado, 100%, Pornography, Keen Toy, Jerica’s, Plankl, Turn. Quindi possiamo dire che una manciata di ragazzi “guidati” da Agostino e Giovanna ha fatto quella Catania della quale si parla e che nulla ha a che vedere con Carmen Consoli, Denovo, Fleur, e neanche con il grandissimo Franco Battiato.

E l’eredità odierna? Alcuni amici musicisti mi hanno detto di una specie di risacca…

Oggi di “quella Catania” sono rimasti gli echi e, a parte gli Uzeda, siamo in pochi a continuare a suonare con una certa attitudine. Dieci anni di amministrazione berlusconiana (il Sindaco era il suo medico personale) hanno azzerato tutto! Hanno massacrato culturalmente una città. E poi si sa, quando le risorse scarseggiano, i poveri iniziano a lottare fra loro… ecco quindi che la frittata è fatta! Dopo anni nei quali la cosa più “nuova” erano gli UvX (e questo la dice lunga), finalmente sembra che i ventenni si stiano riavvicinando al Rock Catanese (eh eh eh), e non solo al rock. Ai nostri concerti vedo sempre più ragazzini che approdano per la prima volta a live di un certo genere. In ultima analisi, Catania era, è, e sarà sempre una città rock, perché è nel nostro mood.

Tornando alla questione principale: quello dell’italiano in ambiti “rock” – specie se rumoroso – è un terreno scivoloso. Tempo fa Succi dei Bachi Da Pietra mi disse, in merito alla questione cantato/rock/italiano, qualcosa tipo: “il cantato è nel nostro DNA culturale, noi tiriamo tutto in melodramma, esasperazione del gesto, tutto è lirica ottocentesca, sceneggiata, tripudio, fuoco d’artificio, volemosebbene, ancora oggi, a tutti i livelli

Sì, può essere un terreno scivoloso, ma quando ho fatto la scelta di cantare in italiano non ho pensato di scivolare (al massimo avrei potuto usare la tavola da snowboard!). La maggior parte delle band che fanno rock in italiano a me non piacciono, fatico a trovare qualcosa degno di nota, ma c’è: a parte il Teatro degli Orrori, Death Of Anna Karina, Fuzz Orchestra, BSBE, gli stessi Bachi, mi sembra che in Italia qualcuno sappia scrivere rock in italiano. Certo, se poi pensiamo al rock italiano mainstream, allora la situazione cambia: da Rossi a Pelù, da Godano ad Agnelli, direi che nulla di quella roba potrebbe essere esportata oltre Lugano.

C’è un certo ritorno all’italiano. Penso al giro (post)emo, dai Fine Before You Came in giù, ma anche a band come Il Teatro Degli Orrori, musicalmente più affini al vostro sound e che, prima di perdersi in deliqui eccessivamente autoreferenziali, avevano messo su un paio di album in cui una carica noise-rock sovversiva si sposava benissimo con testi tagliati su misura, senza legarsi troppo alla schiavitù della rima o dell’assonanza, e fregandosene delle metriche. Come ti sei confrontato, materialmente, con questo scoglio, per quanto riguarda la stesura dei testi?

Ho cercato di pensare a come avrebbe cantato Jon (Spencer) se fosse nato a Catania, cosa avrebbe scritto Steve (Albini) se avesse composto la sua musica sull’Etna e come avrebbe scritto Tim (Taylor) se avesse comprato la sua chitarra al negozio di Agostino. Ho cercato di fare (come ho già scritto) quello che, secondo me, ha fatto De Gregori 30 anni fa. Pensare a un modo per usare l’italiano in modo cool, yeah… senza essere troppo cool o troppo yeah… ho scritto tutto direttamente in italiano. Alcune cose velocemente, altre in mesi. La cosa più difficile non è stato scrivere in italiano (lo faccio di continuo, mi diverte molto… lo farei anche per altri), ma cantare in italiano. E’ tutta un’altra cosa. Mio figlio, che ha 3 anni, mi imita in una mia canzone, ovvero Sparami sulla spiaggia: chiudo ripetendo più volte “lo stesso, lo stesso, lo stesso”, e da come mi imita lui, sembra che io non sia italiano. Lui sente un suono cupo, crudo e (come dice lui) un po’ cattivo… ma bello.

Per concludere: quanto c’è di cinematografico nella musica degli Ultravixen? Te lo chiedo per gli ovvi rimandi russmeyeriani, per il titolo del primo disco (Avorio Erotic Movie, da un cinema porno del Pigneto romano), oltre che per l’immaginario che evocate…

Il cinema influenza molto la nostra musica. Russ Meyer riusciva ad essere dissacratorio e divertente nel contempo. Temi forti trattati con leggerezza e temi leggeri trattati con forza! Quando abbiamo scelto il nome della band abbiamo pensato proprio a questo, alla capacità di armonizzare i contrasti. Mi piacerebbe molto scrivere una colonna sonora.

 

Intervista @Roma Suona
Gianluca Polverari - Roma Suona

Gli UltraviXen sono un gruppo di Catania attivo ormai da svariati anni e che nasce dalle ceneri di una delle migliori formazioni del noise italiano quali i taglienti Jasminshock.

Di recente la fromazione catanese, ma con alcuni componenti della band che vivono da tanti anni a Roma, è tornata con il suo secondo disco “Il Riskio”, che abbiamo avuto modo di recensire in maniera positiva (leggi QUI), un lavoro che ora il gruppo presenterà dal vivo sabato 28 marzo all’Init Club (Via Stazione Tuscolana 133, Roma).

In occasione di questo imminente evento abbiamo realizzato una chiacchierata con il cantante-chitarrista ddella band Alessio Grasso.

Quali sono le vostre referenze musicali? A chi o a cosa si ispira la vostra musica?
UltraviXen suona avant punk, o meglio Italian Avant Punk. Abbiamo ascoltato per anni tutto quello che producevano etichette americane quali Touch & Go, Dischord, Ampethamine Reptaile, Skin Graft ecc.. siamo cullati dal buon cantautorato italiano (Tenco, Ciampi, De Gregori, Bersani), incuriositi dall’elettronica a 360°. Ma quando suoniamo insieme credo che sia l’anima r’n’r a guidare il nostro modo di suonare. In generale direi che siamo stati influenzati da una certa attitudine, non solo dal punto di vista strettamente musicale ma più in generale nel concepire la musica come “luogo del possibile”.
Raccontateci del vostro ultimo album..
Il nostro nuovo Album “Il Riskio” è un disco che suona come le cose americane che tanto ci piacciono ma nel contempo è scritto in italiano da un italiano, quindi il risultato è un disco rock italiano che ha l’ambizione di piacere anche oltreoceano. Ed in questo il fatto di essere distribuiti USA ci aiuta notevolmente. Nel disco “Il Riskio” le basi di un sound post-punk supportano le mie liriche in italiano. Ci hanno definito “ITALIAN AVANT PUNK” e noi siamo orgogliosi di rappresentare il ponte diretto fra Chicago e l’Italia.
Cosa vi ha portato a scegliere la lingua italiana?
E’ stata una mia scelta che Jamaika, Carmelo e Dario hanno condiviso. Dopo vari dischi in lingua inglese (fra i miei vecchi Jasminshock e UltraviXen) ho sentito l’esigenza di scrivere in una lingua che mi consente di avere una possibilità espressiva più profonda. Avevo voglia di mixare un sound d’ispirazione internazionale con un approccio cantautoriale. Con tutte le dovute differenze, ci sentiamo come il primo De Gregori che appoggiava i suoi versi su un sound di matrice chiaramente USA e dylaniano per svecchiare tutto il cantautorato italiano. Noi proviamo a fare la stessa con il rock italiano.
Descrivi un live di UltraviXen…
Suoneremo tutti i brani del nuovo disco “Il Riskio”. Ma non ci faremo mancare anche il meglio del predente “Avorio Eortic Movie”. Diciamo che il nostro live ha una prima parte che ti colpisce dritto allo stomaco facendo salire adrenalina alla testa ed una seconda parte che fa esplodere l’adrenalina fino all’estremo delle forze. Il pubblico è coinvolto attivamente per tutto lo show, nessuno può partecipare al nostro live senza contribuire allo show!
Cosa ci aspetta il 28 marzo all’INIT?
La data di Roma è molto importate per noi perché abbiamo sempre fatto bei concerti e non suoniamo nella Capitale da 3 anni. Per me in particolare è un live “de core” vivo a Roma da 17 anni! All’INIT faremo tappa con il Tour de “il Riskio” inoltre una troupe farà delle riprese che serviranno per il nuovo video del terzo singolo “Fino all’ultimo respiro”. Ci sarà anche con un corner per le riprese che coinvolgerà il pubblico. Ad aprire la serata l’esordio di AndyTrema la nuova band di Francesca Mele (già Lola & Lovers). Ed infine a chiudere la serata un UltraDJset (Dario Aiello & Alessio Edy Grasso)

I progetti futuri degli Ultravixen?
Continueremo il Tour de “il Riskio” che, da novembre, ci ha già visto fare più di trenta date in Sud Italia e che da Aprile in avanti ci vedrà impegnati al Nord Italia. Nei prossimi mesi usciranno due nuovi singoli con relativi nuovi video, nel frattempo alcuni amici Produttori e DJ si stanno divertendo a remixare le canzoni del Il Riskio che saranno disponibili in autunno. In ultimo stiamo già scrivendo il nostro prossimo disco… Stay Tuned!
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Rockon.it
Vittorio Lannutti - Rockon.it

Giunti al secondo disco i catanesi Ultravixen con “Il riskio” apportano due importanti novità: cantano in italiano e da trio sono diventati un quartetto. Sempre figli illegittimi delle esperienze della prima Jon Spencer Blues Explosion e del noise che comprende tanto i concittadini Uzeda, quanto i principali esponenti della scuola di Chicago: Shellac e Jesus Lizard, in questo disco il gruppo ha accentuato maggiormente la sua vena rock’n’roll. I brani mantengono una tensione degna degli One Dimensional Man, con testi prevalentemente incentrati sulle relazioni amorose, ma intrise di cinismo e disincanto. Le chitarre sono sempre taglienti e affilate soprattutto nell’acuta “Velluto nero” e nel punk-noise in crescendo di “Acrobatici equilibri”. Con “Le cose più belle” i catanesi ci fanno fare un tuffo nostalgico nel miglior indie degli anni ’90 ed in “Aguzzina” emerge più che mai la loro esplosiva vena rock’n’roll con singulti crampsiani. Insomma con gli Ultravixen la cinica ironia si sposa perfettamente con il rock’n’roll e con il noise. Cosa volete di più se siete fottutamente appassionati di rock?

ULTRAVIXEN: LA RISPOSTA ROCK CONTRO GLI STEREOTIPI DI PELÙ E GODANO INTERVISTA ALLA BAND CHE PUBBLICA IL SECONDO, FULMINANTE ALBUM: IL RISKIO
Michele Casella - Pool Magazine

Basta il primo ascolto del nuovo album degli UltraviXen per comprendere che Il Riskio rappresenta un vero assalto alternative rock al mondo edulcorato della musica nazionale. Nati dalle ceneri dei compianti Jasminshock e ritrovati grazie alla lungimiranza della mitica Wallace Records, la formazione firma nel 2010 l´eccellente Avorio Erotic Movie, un 'nuovo debutto' che ricorda da vicino i suoni della Chicago anni ´90. Con la nuova prova su lunga distanza, la band catanese sceglie testi in italiano decisamente evocativi e ritmiche al fulmicotone che infuocano i padiglioni auricolari dei tanti habitué del molliccio cantautorato di questo inizio di millennio. Virulenti, ironici, irruenti e sberciati, gli UltraviXen puntano su una sezione ritmica in perenne accelerazione, che si sovrappone a chitarre tiratissime e spesso stridenti. A raccontarci l´attitudine live della band, i riferimenti d´ascolto a tratti impensabili e l´affezione feticcia per il vecchio vinile c´è Alessio Edy Grasso, voce e chitarra di questa formidabile band dal sound americano.

 

Anche ne Il Riskio viene mantenuta una ritmica acceleratissima e un alto grado di tensione rock: avete cercato di ricreare l´impatto live?

Tutte le produzioni degli UltraviXen (ed in generale quelle che mi piacciono) sono orientate a rappresentare la band per come suona live. Ovviamente crediamo nell´importanza della post-produzione (mixaggi e masterizzazione), ma riteniamo che il disco debba suonare davvero come suona la band. Ne facciamo una questione di rispetto verso chi ascolta. Durante i live questo fa la differenza; oggi fare andare a tempo cose fuori tempo o intonare elementi 'stonati' è (relativamente) facile e quindi molti sono convinti di aver fatto un album, noi continuiamo invece a credere nella differenza fra un disco e un buon disco.

Rispetto al 'tiro' de Il Riskio, credo che ci sia un´evoluzione generale della composizione che però, come giustamente sottolinei tu, mantiene la carica rock and roll e post punk che caratterizza il nostro registro. Sono contento tu l´abbia sottolineato.

 

Nella frenesia del rock´n´roll è però presente una chiara linea melodica, che a tratti compare per poi dileguarsi fra le dissonanze delle chitarre elettriche. Ritenete che la vostra musica sia autenticamente punk-rock ma allo stesso tempo legata alla scena italiana?

La risposta diretta alla domanda è certamente sì! Ci sentiamo tanto di vicini a un certo sound d´oltreoceano fatto di Shellac e Blues Explosion quanto al più radicale cantautorato italiano che parte da De Gregori e arriva a Samuele Bersani.

Nel disco Il Riskio le basi di un sound post-punk supportano le mie liriche in italiano. Ci hanno definiti i paladini dell´Italian Avant Punk... Non saprei dire ne se siamo i paladini, ma sicuramente siamo orgogliosi di rappresentare il ponte diretto fra Chicago e Catania.

 

Il legame con il rock americano di fine anni 90 sta soprattutto nelle chitarre, stridenti e violente, talvolta sofferte come la roba più interessante di Chicago e Louisville. Quali band vi hanno più influenzato e perché? Unwound? Slint? Flying Luttenbachers?

Rispetto alla scena alla quale ti riferisci, a parte i due nomi che ho fatto prima, posso tranquillamente dirti che la maggior parte dei dischi editi per Touch and Go, Dischord e Skin Graft sono stati da noi ampiamente digeriti. Ma non solo, Jamaika ha suonato ed ascoltato per anni musica dark/wave e addirittura Dario Blatta ha spaziato nella sua carriera come musicista e dj-producer, con musica che va da Coltrane all´elettronica. Più in generale direi che siamo stati influenzati da una certa attitudine alla musica, non solo dal punto di vista strettamente sonoro ma più in generale nel concepirla come 'luogo del possibile', dove con grande armonia i Rachel´s possono suonare insieme ai Fugazi, perché accomunati dallo stesso modo esatto di intendere la musica.

 

I testi in italiano sono una scelta di comunicazione finalizzata al rapporto col pubblico o a una precisa definizione artistica delle vostre produzioni?

Il cantato in italiano è stata una scelta che Jamaika, Carmelo e Blatta hanno condiviso con me, che dopo vari dischi in lingua inglese (fra Jasminshock e UltraviXen) ho sentito l´esigenza di scrivere in una lingua che mi consenta di avere una possibilità espressiva più profonda.

Avevo voglia di accoppiare due cose che usualmente non si mettono insieme (in Italia): un sound di ispirazione internazionale con un approccio cantautoriale. Con tutte le dovute differenze, ci sentiamo vicinissimi al primo De Gregori che appoggiava i suoi versi su un sound di matrice chiaramente USA e dylaniano (svecchiando tutto il cantautorato italiano). Ecco, noi crediamo che sia possibile ripetere l´operazione nel rock italiano liberandolo degli stereotipi che vanno da Piero Pelù a Cristiano Godano e dimostrando che un ritmo dispari può stare con un testo in italiano e suonare internazionale!

 

Quali difficoltà ci sono nel produrre musica nel Sud Italia? La cosiddetta ´democratizzazione´ discografica sta davvero aiutando le band indipendenti? Oppure il baluardo alternativo è ancora difeso dalle etichette che si sbattono per diffondere le più interessanti produzioni del nostro paese?

Domandone!!! In Sud Italia, almeno dal punto di vista tecnico, è possibile produrre musica come (se non meglio) che nel nord Italia. Ci sono produttori, tecnici e studi di tutto rispetto.

Ci sono, questo è vero, meno etichette, opportunità e più difficoltà strutturali che rendono spesso la produzione di un disco al sud Italia più lunga è difficoltosa. La maggior parte di musicisti con l´aspirazione di vivere di musica ad un certo punto fa la scelta di trasferirsi da Firenze in su... un motivo ci sarà no!?

La ´democratizzazione´ ha agevolato qualche band ´scollegata´ dai circuiti alternative-hype (bleah!) a emergere, ma ha anche portato sul mercato una grandissima quantità di pessimi dischi che hanno solo saturato l´attenzione dei fruitori (sia operatori del settore che pubblico). Credo che in questo processo di depauperamento discografico ci siano responsabilità importanti di tutta la filiera... da chi non ha la decenza di acquisire la giusta consapevolezza prima di proporsi con un disco a chi, dall´oggi al domani, apre un etichetta (con i dindi di papy) senza avere una minima idea di cosa significhi accompagnare una band sul mercato. Ma il peggio lo fa un certo tipo di pseudo-giornalismo pieno di ragazzini nerd che non hanno mai imbracciato uno strumento e che sfogano frustrazioni e repressioni personali in recensioni che dicono poco, pochissimo... almeno di musicale... parlando benissimo di band e dischi che solo 5 anni fa non sarebbero stati considerati neanche demo. Viviamo la rivalsa degli sfigati, di conseguenza pubblico - e ancor peggio i promoter - danno spazio a musica di bassa qualità, abbassando il livello medio di cultura musicale e facendo capire a chi ha 20 anni che quello è rock. Sembra quasi di assistere alla preparazione del ventennio di Berlusconi, quando ci sono state generazioni cresciute con ´innocui´ format quali Bim Bum Bam (prima) e Non è la Rai (dopo). Ecco, oggi quei ragazzini sono gli stessi che producono, parlano e organizzano la musica indipendente in Italia.

 

La distribuzione e lo streaming digitale stanno davvero aiutando le produzioni indipendenti? Qual è il vostro atteggiamento verso le piattaforme di ascolto digitale contemporanee? Che rapporto avete con il supporto fonografico, il vinile e gli mp3?

La distribuzione digitale consente con facilità a una band di raggiungere potenzialmente tutto il mondo. In realtà, senza un´adeguata azione di comunicazione i tuoi brani e il tuo sito non saranno visitati da nessuno e nel nostro ambiente la promozione migliore è sicuramente suonare il più possibile live. Quindi crediamo nella forza delle piattaforme di ascolto e le usiamo molto sia come musicisti che come fruitori, ma pensiamo al contempo che la musica non può e non deve restare ´imprigionata´ fra gli altoparlanti di un Mac o all´interno di cuffie Dr. Dree, la musica deve essere portata sul palco, sempre!

Sui supporti fonografici... per noi parlano chiaramente i fatti. Il nostro nuovo disco Il Riskio è stato stampato in vinile 180 grammi, e all´interno abbiamo anche inserito i codici per effettuare il download digitale del disco. Probabilmente fra qualche mese stamperemo pure il CD. Abbiamo infatti capito che per le persone che comprano i nostri dischi il feticcio/oggetto ha un valore fondamentale (come d´altronde ancora per me). Comprare un disco è un atto politico e direi un al contempo investimento. Politico perché decido arbitrariamente di comprare una cosa che posso avere gratis; investimento perché decido di spendere i miei soldi bene e quindi per poche decine di euro (che qualsiasi persona spende con una pizza e una birra) acquisto un oggetto che nel tempo aumenta il suo valore. Credo che il denaro speso per viaggi, musica e libri sia in assoluto il denaro speso meglio!

A cura di Michele Casella

OUTsiders
Daniele Messina - OUTsiders

[LIVE REPORT] UltraviXen: energici figli di una generazione punk | Zò

C’era una volta il punk. Oggi c’è l’avant punk, ci sono gli UltraviXen. Il gruppo catanese fa uscire “Il Riskio”, secondo disco, e cavalca l’onda di una corrente post punk/noir rock che nel Bel Paese trova terreno fertilissimo. La location è quella di Zo: Alessio Edy Grasso, voce e chitarra, è il comandante di un caos ordinato che tanto bene sta sul palco, nel quale concorre il basso pulito e deciso di Nunzio Jamaika che si intreccia senza fare a pugni con la batteria old school di Fabulous Carmelo. Dario Aiello Blatta è il nuovo, quarto membro del gruppo, chitarra, voce ma soprattutto synth, a mettere uno smoking tutto nuovo al suono di derivazione puramente punk della band. Lo si nota già dall’apertura del concerto: un misto di suoni elettronici in 8 bit, la sensazione di entrare nel più bel videogame anni 80, e poi quella chitarra sbattuta in faccia: il ritorno ad una sferragliante e piacevole realtà. Arrivano subito “Fino all’ultimo respiro” e “Sparami sulla spiaggia”, venuta fuori con l’intenzione di scrivere una canzone estiva, sottolinea ironico Alessio Grasso che, con fare provocatorio, chiede al pubblico se bisogna alzare il volume; per poi piazzare l’accattivante singolo “Acrobatici equilibri”, con il ritornello “Che confusione, e non sarà perché ti amo” da Mandate-a-Letto-i-Ricchi-e-Poveri. La gentile sfumatura sentimentale di “Le cose più belle” mostra il lato soft della band, più marcatamente radiofonico; mentre Blatta e i suoi synth ci vanno giù pesante in “Love Factory” e “Terra elettrificata”, immediatamente dopo l’ormai sdoganata finta conclusione, verso la quale ci si avvia con “You, you and you” e “Lolita”. Gli UltraviXen suoneranno il loro nuovo album in tutta Italia e non potevano non partire da Catania: si parte sempre da casa per uno di quei viaggi lì, quelli importanti.

MUSIC ADDICTION
Francesco Munista - Music Addiction

Un tempo, alla fine degli anni ’90, si cercava di dimostrare che il rock alternativo poteva ben sposarsi all’idioma italiano. E come spesso accade, per reazione o ribellione, un decennio dopo molti gruppi sono tornati di corsa all’inglese.

Ora siamo nella fase dell’opportunismo o della libertà espressiva: ognuno fa un po’ come gli pare, riallacciandosi a quella tradizione di trent’anni fa, dialogando con la scena della provincia di Detroit, studiandosi il nuovo stile dolce di Dante o fregandonese di tutto. Parlare di “rischio”, per rimandare alla scelta di passare dall’inglese all’italiano, mi pare dunque un po’ eccessivo. Specie se il soggetto che si apre alla possibilità alterna è una band italiana e indipendente. Cosa si sta rischiando di preciso? La credibilità alternative? No, il pubblico settario è fesso e azzeccato ma non fino a questo punto… Una grossa fetta di pubblico internazionale? Manco… Azzardo è semmai relativo all’esperimento di chiarezza ed espressività che concerne cantare nella propria lingua e il confronto con modelli invadenti (cinque i modelli: la boria cantautorale, il piattume insignificante dei Litfiba, la leziosità poetica dei Marlene Kuntz, il cut-up concettuale di Afterhours-Verdena, e la verbosità decadente de Il Teatro degli Orrori). Liricamente gli UltraviXen “italiani” assomigliano soprattutto al gruppo di Capovilla, sia per le declamazioni che per certi accenti enfatici, sociali e cannabili, ma sanno comunque comunicare originalità e personalità attraverso un esistenzialismo divertito ed energico, da ragazzacci che hanno urgenza di parlare al mondo delle loro storie e dei loro pensieri più pungenti. Sono siciliani, e badano al sodo.

Dal punto di vista musicale ad Alessio Edy Grasso (voce e chitarra), Nunzio Jamaika (basso) e Fabulous Carmelo (batteria) si aggiunge Dario Aiello Blatta (synth e chitarra), dj del duo electro Blatta & Inesha. Il sound mette insieme post-hc e rockabilly, strutture avant-rock, stacchi punk e abrasioni noise. Le melodie e i riff appaiono accattivanti e ricercati, immediati armonicamente, strutturati strumentalmente. Un paio almeno i pezzi perfetti per un party rock ‘n roll (“Fino All’Ultimo Respiro” e “Love Is No Pain”). Discreto. A premiare il gruppo è l’entusiasmo. Un sentimento che in altri contesti sarebbe risultato infruttuoso o relativo.

Kathodik
Rachele Paganelli - Kathodik

Quest’album, targato made in Sicily, è pieno. L’abito che veste è quello del noise/punk rock americano degli anni '90 con testi in italiano che calzano a pennello e “suonano” musicali su riff potenti di chitarra distorta, synth e una tostissima sezione ritmica. Il filo rosso che muove le parole è quello dei sentimenti di amanti disperati e distrutti avvolti dal nostro difficile contesto sociale in piena crisi di idee e valori. E allora, come in Acrobatici Equilibri si auspica alla rivoluzione (citando i Ricchi e Poveri). Un buon lavoro, soprattutto per la parte lirica, ma dalla personalità offuscata. Confido in una rielaborazione musicale più personale in futuro.

BUSCADERO
Lino Brunetti - Buscadero

L'album di debutto dei catanesi ULTRAVIXEN usciva la bellezza di sei anni fa, nel 2008. È quindi con piacere che scopriamo oggi che non solo non sono spariti, ma sono di ritorno con un mix di conferme e novità. Partiamo da queste ultime, dalle più eclatanti quantomeno: la prima rivoluzione messa in campo è quella del passaggio dall'inglese ad un più diretto italiano, armonizzato tra l'altro al meglio nel loro stile. La seconda novità sta nell'ingresso in formazione del chitarrista (anche ai synth) Dario Blatta, che li trasforma in quartetto da trio che erano e che qualche inedita sfumatura sonora aggiunge alla loro tavolozza. Detto questo, gli UltraviXen di Il Riskio, pubblicato da Wallace su vinile 180 grammi, tornano a prendere a bastonate le orecchie degli ascoltatori con il loro furiosissimo mix di rock'n'roll amfetaminico, noise-blues tagliente, verticalizzazioni matematiche che paiono portare impresso il marchio di Steve Albini. Qui e là azzardano qualche pezzo al confine con la power ballad elettrica (Le cose più belle sembra venire da un disco dei primi Buffalo Tom), ma nell'insieme è nel sound più viscerale e spigoloso che trovano la quadra del cerchio. Cos'altro aggiungere se non: bentornati!

SENTIRE ASCOLTARE
Sentire Ascoltare - Stefano Pifferi

Nati dalle ceneri dei Jasmishock, band del periodo d’oro della Catania post-grunge, gli UltraviXen esordiscono come power-trio formato da Alessio (Edy Grasso), Jamaika (Nunzio Micalizzi) e dal batterista Carmelo Di Paola (ex Jerica’s, altro gruppo del periodo aureo cittadino, durante il quale più di una formazione portava avanti lo slogan “Catania come Seattle” nato dall’attività degli Uzeda, abili a trascinare il gotha della musica indipendente – Shellac, June of 44, Fugazi, ecc. – nel capoluogo etneo). Gli UltraviXen pagano il giusto tributo al mago dei b-movie americani tutti tette e violenza, Russ Meyer, ed esordiscono per Wallace nel 2009 con Avorio Erotic Movie: un album di blues’n’noise’n’roll bello tirato in cui si innervano sonorità wave e post-punk, facendo riecheggiare in forme originali le asperità del Lower East Side newyorchese d’inizi ’90. Dopo un paio d’anni di tour praticamente ininterrotto, fa seguito un altro biennio stavolta di silenzio, originato dalla necessità di un riassestamento delle fondamenta sonore della band e di un rimescolamento di formazione (che ha portato gli UltraviXen ad essere un quartetto, con l’ingresso di Dario Blatta ai synth e alla secnda chitarra). La pubblicazione del 7" Acrobatici Equilibri sempre per Wallace nell’estate 2014 anticipa il nuovo album UltraviXen uscito ad ottobre 2012 e caratterizzato da un sound più aperto e dalla scelta del cantato in italiano. UltraviXen è l’album lungo numero due per i siciliani UltraviXen e si muove sempre sull’onda lunga del noise newyorchese d’inizi ’90 intriso di r’n’r sguaiato, sonorità post-punk/wave, slanci blues. Con l’inserimento in formazione del quarto membro Dario Blatta a synth e chitarra e la scelta del cantato in italiano, gli orizzonti della band sembrano allargarsi anche al di fuori dei confini di genere, senza per questo perdere in potenza e originalità.

http://sentireascoltare.com/artisti/ultravixen/

BLOW UP
Fabio Polvani - Blow Up

Quattro anni fa apparvero come un colpo di coda di quella vera e propria scena noise catanese che germogliò dietro l'esempio degli Uzeda. Con cognizione di causa, visto che due terzi degli UltraviXen vissero quella stagione come Jamsminshock. Il noise della loro attuale band però suona un pò meno chicagoano: spesso sempre sferragliante e squadrato ma meno cevellotico o involuto. A farlo vibrare un'anima rock'n'roll semmai più idealmente vicina a Jon Spencer o a certe cose della AmRep. Il singolo che ha preceduto il ritorno sulla lunga distanza ha portato alcune novità alla formula: la più evidente è il cantato in italiano, quella più stilistica riguarda invece l'adozione di un lingiaggio musicale un pò più conciliatorio (Le cose più belle). D'istinto viene da prendere "Il Riskio" con le le pinze, salvo accorgersi dopo poche battute che gli UltraviXen continuano  mietere e macinare scoribande e propulsioni dotate di un certo "swing" (da Testa di morte a Velluto Nero, da Aguzzina a Sparami sulla spiaggia). Durante l'ascolto si scopre poi un'altra novità che deriva dall'ingresso in formazione di un quarto elemento, che con il synth pennella suoni alieni: perlopiù sfumature ma anche inserti più determinanti nella definizione di un brano (come in Terra elettrificata). Certo, l'utilizzo dell'idioma madre e le inflessioni usate (come sepesso il recitato) sembra spostare l'ago della bilancia dalla parte degli One Dimensional Man/Teatro degli Orrori. L'approccio puà sembrare limitante ma alla fine il disco suona bene!     

ROMASUONA
Gianluca Polverari - RomaSuona

Ecco un nuovo vinile frutto di anni e anni di esperienza in studio e sui palchi e realizzato da artisti attivi in passato con diverse formazioni come i rumorosi Jasminshock e Jerica’s. Queste sono state due band importanti della Catania dei ’90 e 2000, epicentro noise e rock tanto da far considerare la città etnea come la Seattle o la Chicago italiana. I musicisti di quei gruppi hanno unito le forze per dare vita ad un’altra creatura agitata quale gli Ultravixen, inizialmente un trio ed ora un quartetto, che, dopo l’apprezzato esordio del 2011 “Avorio Erotic Movie”, torna ora con il convincente “Il Riskio”. La prima novità importante è che il vocalist-chitarrista, nonché autore dei testi, Alessio Edy Grasso ora canta in italiano, una scelta coraggiosa quanto necessaria anche nella personale crescita compositiva. Partendo dunque da liriche che raccontano di amori tormentati, passionali e sanguigni, il gruppo cuce attorno un roboante sound rock’n’roll garage sempre sporco e tagliente quanto prepotentemente melodico, dissonanze e asperità che viaggiano a braccetto con passaggi più “melliflui” ma comunque sempre velenosi. Il maestro Jon Spencer e il suo sound del tutto sexy è un’influenza sempre presente, ma allo stesso modo gli Ultravixen hanno sviluppato ulteriormente una caratteristica vena espressiva che da una parte picchia con pugni e calci e dall’altra non disdegna anche qualche carezza sonora, un pò come faceva anche il Teatro Degli Orrori dei primi due album. Il fuoco catanese brucia ancora!

Il FATTO QUOTIDIANO
Gabriele Barone - Il Fatto Quotidiano

Gli UltraviXen il cui nome è un omaggio a uno dei fil culto del regista underground Russ Meyer, nascono come prower trio a Catania dalle precedenti esperienze Jasminshock e Jerica's, ispirandosi sia l punk-blues della prima Blues Explosion di Jon Spencer sia al noise brutale dei concittadini Uzeda e della scuoa di Chicago (Shellac e Jesus Kizard). Dopo l'ottimo eacclamato debutto "Avorio Erotic Movie", pubblicano "Il Riskio", che segna alcune importanti novità quali l'uso della lingia italiana, l'ingresso nel gruppo di un quarto elemento, il cantato recitato di Alesso Edy Garsso (voce e chitarra) e inedite aperture pop in unn sound sempre tagliente e sferragliante. Disco coraggioso e di grandissimo impatto e uno dei migliori ascoltati quest'anno

ROCKERILLA
Gianluca Polverari - Rockerilla

La Catania di fine millennio è stata il centro di importanti realtà noise e post rock con tante formazioni che produssero dischi di qualità. Quella scena ormai non c’è più ma i lapilli dell’Etna producono altri gruppi come gli Ultravixen, composti da ex Jasminshock e Jerica’s, e che ora tornano con il loro secondo dinamico Il Riskio. Il gruppo, che per la prima volta decide di cantare in italiano, produce un sudato garage rock’n’roll velenoso quanto, a modo suo, romantico. Qui ci sono scatti nervosi e passaggi più morbidi, con uno stile di arrangiamento che ricorda le prime sfuriate de Il Teatro Degli Orrori. Non manca anche una certa sensualità elettrica à la Jon Spencer Blues Explosion, che caratterizza ancor di più il loro sound ad alto “riskio” tellurico.

Sodapop
Marco Giorcelli - Sodapop

Sono siciliani. E questo come garanzia di qualità dovrebbe bastare per approfondirne lo studio. Su Sodapop li conosciamo già da un bel pezzo e anche questa prova, a quattro anni dalla precedente, non delude né perde un colpo. Rock disossato, febbricitante, sferragliante: la Amphetamine Reptile sparata nel cosmo con un razzo di cartone. Testi in italiano, grondanti sesso, malessere di provincia dell'impero e pallettoni ad avantcarica. Il rock è questo e niente altro. Gli Ultravixen piacerebbero a Piero Pelù, Piero Ciampi e Alex Del Piero perchè hanno classe, stile e sono onesti e sinceri come un calcio nelle palle. Sono i Jesus Lizard soffocati con arancini al ragù e cassette di arance grosse come pompelmi. Più che altro, la domanda sorge spontanea: "perchè la Sicilia non delude quasi mai?". Da farci una tesi di laurea. Cercateli, adorateli, portateveli a letto. Non ci resta molto altro di cui aver fiducia a questo mondo.
28 October 2014

UltraviXen: un “riskio” tutto italiano
Emanuela Castorina - OUTsiders

Gli UltraviXen sono tornati sulle scene dopo anni di silenzio. Risale al 2008 il loro debut album Avorio Erotic Movie uscito per la Wallace Records e sempre per la stessa etichetta a settembre uscirà Il Riskio. Importanti novità: la scelta di utilizzare la lingua italiana per i testi, l’ingresso di un nuovo componente e ritornare a infuocare i palchi con un nuovo, imminente tour. Gli UltraviXen sono stati l’opening band del concerto dei Calibro 35 del 7 giugno ai Mercati Generali di Catania. L’emozione di ritornare a suonare di fronte a un pubblico, e a maggior ragione catanese, si poteva avvertire già dalle prime note e dopo tanta carica abbiamo colto l’occasione di parlare di rischi, di musica e cambiamenti con Alessio, voce e chitarra della band.

*

Due anni di assenza dai palchi, e molti di più ne sono passati dall’album di esordio “Avorio Erotic Movie”. Ora il silenzio è rotto e gli UltraviXen tornano con un nuovo disco in uscita a settembre, “Il Riskio”. La scelta della lingua italiana rappresenta una sfida? Quali sono i rischi per una band come UltraviXen?

La scelta della lingua italiana è frutto dell’esigenza di scrivere in una lingua che sento più vicina, la mia. Da subito mi è sembrato naturale e mi sono sentito “liberato” come se le parole adesso rispondessero meglio al bisogno di urgenza che caratterizza le nostre canzoni. Le persone più vicine che ci hanno ascoltato per la prima volta in italian version sono rimaste un po’ spiazzate, ma poco dopo cantavano i ritornelli. Il “rischio italiano” per una band come gli UltraviXen in realtà è una grande opportunità: quella di poter liberare un canale espressivo più intenso da parte nostra e nel contempo aumentare il pubblico nostrano che preferisce la musica italiana.

Credi che la lingua italiana possa compromettere la possibilità di conquistare il pubblico straniero?

In generale non credo che la scelta della lingua possa precludere un mercato piuttosto che un altro. Credo che la differenza la faccia il sound, l’approccio e soprattutto le canzoni, la loro freschezza, la loro sincerità. In questo senso, credo che il nostro approccio sia rimasto invariato. All’estero abbiamo sempre avuto un piccolo seguito che compra i nostri dischi e ci segue, soprattutto in USA e nel BeNeLux. Non credo che ci scegliessero per i nostri testi prima, quindi con molta probabilità ci continueranno a scegliere adesso.

Tra i cambiamenti evidenti della band è cambiato anche il messaggio che vuoi comunicare? Cosa raccontano gli UltraviXen nelle loro canzoni?

Il mood rimane invariato: Love-Love-Love & R’n’R, ovvero l’unico modo che intendiamo di stare al mondo. Forse è cambiato il punto di vista o di partenza, adesso più consapevole, meno disposto a compromessi, senza mezzi termini, ma anche più coraggioso e meno curante degli effetti, come se ogni giorno fosse l’ultimo, da vivere fino all’ultimo respiro. Nelle canzoni degli UltraviXen parto da cose mie per raccontare, nel modo più diretto/urgente possibile, cose di tutti. Frasi brevi, nessuna posa. Imito me stesso. Mi prendo per il culo, pure. E qualche volta ci credo, anche.

Altra novità è l’aggiunta di un quarto elemento: Dario Blatta. Com’è avvenuto questo ingresso?

Con Dario Blatta, da sempre, abbiamo vite parallele che non si erano mai incontrate musicalmente. Lui ha sempre seguito con attenzione gli UltraviXen e  ballato a vari Party di Blatta+Inesha, spesso abbiamo parlato di fare qualcosa insieme. Qualche tempo fa ci invitarono a un concerto a Catania, non avevamo molta voglia di suonare le stesse cose che suonavamo già da 2 anni, e decidemmo, con il supporto di Dario Blatta, di remixare Avorio Erotic Movie dal vivo. L’esperimento fu molto interessante e da quel momento abbiamo deciso di suonare insieme. Inizialmente Blatta doveva suonare solo i synth ma poi la sua anima r’n’r ha prevalso e ha imbracciato la sua Telecaster. Adesso suona i synth, la chitarra e canta, direi che il ragazzo non è timido.

Il nuovo disco è anticipato dall’uscita di un 7” contenente due brani rigorosamente in vinile. Ritieni che la scelta del supporto attraverso il quale far veicolare la musica sia fondamentale?

Oggi? Assolutamente no. Oggi la musica gira in digitale. Poi chi ha voglia compra i dischi (come facciamo noi). Per questo la scelta del vinile. Se il supporto conta poco per le vendite, allora facciamolo come piace a noi! Vinile 180gr. Il nostro pubblico sta apprezzando molto la scelta perché considerano il disco un oggetto di valore, culto, collezione.

Nuovo disco quindi nuovo tour?

Certamente. UltraviXen trova la dimensione perfetta dal vivo. Noi viviamo per il live. Paolo Mei di Rocketta Booking sta già lavorando su tantissimi concerti che ci vedranno impegnati da questo autunno fino a tutto il 2015.

Aumentano ogni giorno le band ma i luoghi destinati ai live diminuiscono sempre più. Come pensi che stia la musica del vivo in Italia?

Non è che per ogni band che nasce può esserci un club pronto ad ospitare. Io oggi non vedo più band di prima, anzi molte meno, se poi dovessi filtrare con le mie orecchie ne vedo molte ma molte meno di prima. Forse vuoi dire che c’è più gente che dice di suonare e che improvvisa dischi inascoltabili (cioè fatti con senza alcuna cognizione tecnica)! C’è un proliferare di gente che fa dischi e produce che fino a 10 anni fa non avrebbe registrato neanche un demo-tape. È vero invece che oggi ci sono meno locali. Io credo solo per un motivo, perché la gente va meno ai concerti, e lo fa perché ci sono meno band che vale la pena di sentire dal vivo, è un ciclo retro-attivo. Potremmo chiederci perché la gente suona peggio di qualche hanno fa. Ma dovremmo fare un intervista “ad hoc”. Ecco cosa penso. Nel frattempo oggi per ascoltare qualcosa di nuovo basta surfare sul web. Te lo devi meritare di suonare dal vivo. Te lo devi meritare il pubblico. E le persone, se le stimoli nel modo giusto, rispondono. A noi sta bene così!

Per concludere ti chiedo una tua frase memorabile, quella magari che ti ripeti ogni volta che la vita di pone di fronte a nuove sfide, nuovi rischi.

Dipende solo da me.

http://www.outsidersmusica.it/recensione/Catania/intervista-ultravixen-r...

ROCKIT
Silvio Bernardi - Rockit

Si interrompe un lungo silenzio discografico,seguito all'esordio "Avorio Erotic Movie", per i catanesi UltraviXen: questo 7", che anticipa il secondo album in uscita a settembre, vede una formazione allargata, con l'ingresso di Dario Blatta (del duo Blatta & Inesha) a fianco del consueto assetto da power trio. Non è l'unica novità, ce n'è una più importante: il passaggio dei testi all'italiano, che vede la band sicula addentrarsi, con un linguaggio essenziale ma molto denso, in territori non lontani da quelli della migliore new wave nostrana. Il che, accoppiato alle chitarre sature di dinosauriana memoria e all'urgenza rimasta invariata dal primo lavoro, può dare la dimensione del salto di qualità che gli UltraviXen si apprestano a fare. Ce lo confermerà definitivamente l'album "Il riskio", ma nell'attesa questi due brani sono già un'indicazione importante.

SENTIRE ASCOLTARE
Stefano Pifferi - Sentire Ascoltare

Per la serie “toh chi si rivede” tornano gli UltraviXen anni dopo Avorio Erotic Movie, con un 7” che anticipa il nuovo lavoro Il Riskio. Novità in formazione, l’ingresso del quarto Dario Blatta a synth e chitarra, e nella scelta della lingua italica al posto dell’inglese: in soldoni, sempre grossissima energia avant-punk sferragliante e devastante, grossi incroci noise’n’roll nelle chitarre, sezione ritmica al solito al fulmicotone. Acrobatici Equilibri è una botta in faccia a base di noise targato AmRep che caca in testa a vari frontmen italiani troppo boriosi con un cantato che è insieme melodico e aggressivo; Le Cose Più Belle rallenta il tiro e sembra rinverdire i fasti dell’indie-rock dei 90s, quello più sanguigno e accattivante. Buon viatico, in tutta sincerità.

Intervista InScena - Alessio Edy Grasso
Italo Rizzo - InScena

R’n’R in stato di ebrezza! Eruttata dall’etna, ecco una nuova band alle prese
con il rock’n’roll, il blues anfetaminico ed il noise più osceno: sono in tre (alessio, nunzio “jamaika” e “fabulous” carmelo) e devono il loro nome ad un film di russ meyer,
mitico regista di pellicole erotiche con super-maggiorate

Gli UltraviXen hanno appena registrato il loro primo cd, Avorio Erotic Movie (Wallace Records), un ottimo sunto della loro idea di musica, sensuale e molesta. «Per noi la dimensione live è quella più naturale», mi dice Alessio, riferendosi alle loro performance sul palco, «Viviamo con feroce gioia ogni concerto, non risparmiando nessuna energia, fattore che contribuisce a creare un rapporto immediato ma pro- fondo con l’ascoltatore, come una notte di fuoco passata con una persona conosciuta poco prima in un go-go bar...».

Il titolo del cd è molto evocativo, non sarà mica che il vostro sogno è fare la colonna sonora di un film a luci rosse?
«Avorio Erotic Movie è già un disco a “luci rosse”! Luci rosse che abbiamo puntato su uno stato psico-chimico-emotivo meglio conosciuto come “amore”. Noi lo abbiamo declinato in varie situazioni... è un disco di “canzoni d’amore” che abbiamo suonato e cantato in tutte le forme che conosciamo!».

Vi siete formati a Catania; pensate che oggi ci siano più difficoltà ad organizzare tour in Italia rispetto a qualche anno fa?
«Non è mai stato facilissimo suonare in Italia. Suonano le band che si sbattono per farlo. Da più di 10 anni suoniamo in giro per l’Europa (con

Jasminshock e Jerica’s) e quasi tutti i concerti sono frutto di un lavoro sistematico e centinaia di e-mail e telefonate. Da poco abbiamo iniziato a collaborare con una giovane ma promettente Booking Agency, Cottonfioc».

Ascoltando il disco, ho l’impressione che ci sia molto r’n’r “sporco” ma che questo non sfoci mai nel caos. Il segreto è controllo e consapevolezza? «Credo che l’equilibrio fra controllo/consapevolezza ed impulso/incoscienza sia alla base del processo creativo di UltraviXen. All’inizio amiamo suonare le canzoni in modo istintivo, senza limiti. Poi iniziamo a “scavare”, a “togliere” e ad “asciugare”. Abbiamo un rapporto fisico con lo strumento, non usiamo particolari effetti. Le variazioni del nostro sound dipendono solo dal contatto delle nostre mani sullo strumento. Theramin a parte, UltraviXen è tutto corde, pelli e valvole!».

A proposito del theramin, possiamo dire che gli UltraviXen subiscono il fascino del vintage? «Adoro il theramin, lo usiamo a tutti gli effetti come quarto strumento. Direi che accompagna gli stati convulsivi delle nostre canzoni. Per il resto, non “subiamo” il fascino del vintage, semplicemente noi apprezziamo le cose fatte bene e qualche decennio fa si usavano altri metodi per costruire strumenti musicali. Il mio theramin è stato costruito in modo artigianale ed ha poco più di 10 anni!». 

Intervista Freak Out - Alessio Edy Grasso
Vittorio Lanutti - Freak Out

Per quanto non ci riconosciamo nel garage è stata una cosa casuale, portata dall’istinto che veniva in sala, nella quale si è espressa la mia anima blues e rock’n’roll che ho sempre avuto dentro. In questo mi ha seguito Jamaika (il bassista, ndr.), che ha più un passato new wave, mentre Carmelo (il batterista, ndr.), che viene dai Jerica’s, aveva un’anima da classico rocker. Quindi su tutto ciò si è coniugato il substrato noise – post rock, con la mia passione per i Pussy Galore e la prima fase della Jon Spencer Blues Explosion ed ecco il connubio tra noise e rock’n’roll. Il tutto non è stato fatto a tavolino, ma è emerso spontaneamente in studio, anche perché Carmelo lo conoscevamo poco, ma ci siamo subito intesi.

Che fine hanno fatto Jasminshock e Jerica’s?

Sono entrambi in stand-by, con motivazioni diverse. I Jasminshock era una band famiglia, con relazioni fortemente intrinseche. Da due anni e mezzo è pronto un Ep, con delle cose elettroniche, ma il gruppo è frammentato, dato che la cantante, Flavia è in Thalandia e il batterista Saiwoshy si è sposato. Uno dei motivi principali per cui si è fermato è perché si è interrotta la relazione tra me e Flavia. Per quanto riguarda i Jerica’s, invece, l’alternanza ha sempre fatto parte del Dna del gruppo, che in genere fa due anni di attività intensa e poi si ferma. Non scordiamoci poi che è una delle band storiche di Catania.

Come è nata la collaborazione con Fabio “Magister” Magistrali?

Mirko (Spino, boss della Wallace, ndr.) da tempo mi diceva che per me sarebbe stato interessante lavorare con il Magister. Io ho sempre prodotto artisticamente i miei lavori, insieme a Pippo Barresi, come ingegnere del suono. In questa esperienza ho accettato il suggerimento di Mirko e ho voluto condividere la produzione con Magister che ha portato un apporto notevole in fase di produzione artistica del suono, suggerendo importanti particolari da aggiungere. È stato complementare al nostro sound. In fase di registrazione poi si è creato un clima di squadra, dato che tutti, da noi musicisti, a Magister ai vari tecnici abbiamo tutti contribuito integralmente alla realizzazione del disco, che è stato registrato in uno studio alle pendici dell’Etna ed è stato completato con la masterizzazione da Bob Weston.

Siete soddisfatti del lavoro fatto in studio?

Assolutamente si, è stata un’esperienza ottima, abbiamo cercato e trovato un ambiente che suonasse live.

Come componete i brani?

Quasi tutti i brani sono nati da idee mie, non c’è un metodo fisso. Le canzoni le ho composte in due mesi, tutte in acustico in montagna, a parte un paio che le ho scritte in studio. È in realtà un disco d’amore, nel quale in qualche modo ho espresso la frustrazione per la storia finita con Flavia, la cantante dei Jasminshock.

Si può parlare ancora di scena catanese?

Si, così come si può parlare di scena romana, milanese o napoletana. Tuttavia, a Catania rimane una grande predisposizione per il rock, nonostante lo sciacallaggio compiuto da Scapagnini nei dieci che è stato sindaco, dato che ha eliminato tutte i finanziamenti economici che davano un notevole contributo alle numerose iniziative che si sviluppavano in città, con singoli concerti o con festival, cose che anche se piccole erano tutte di grande qualità artistica. Per fortuna che si sta sviluppando una scena con la generazione di ventitreenni e ventiquattrenni che stanno creando nuovi gruppi. Quelli che ritengo i migliori sono i Tapso II° e i Fromm, che fanno un pop minimale ed il loro leader è Karmek, che ha curato la parte elettronica del nostro sound e cura la nostra immagine: poster, copertina e si occupa dele immagini che vengono proiettate durante i nostri concerti.

Vi sentite in grado di sostituite la Jon Spencer Blues Explosion a livello internazionale?

Non vogliamo sostituire nessuno, ma ironicamente siamo la risposta catanese al motto “Punk is dead”, la risposta a chi pensa che oggi si possa suonare solo con i laptop. Noi siamo orgogliosi di suonare con l’analogico.

Puntate molto al mercato estero?

Assolutamente si, siamo distribuiti in Giappone, Usa ed Europa. Con i Jasminshock abbiamo fatto molti tour europei e ci siamo resi conto della differenza tra avere o no un supporto importante come il distributore.

Come vedi il mercato discografico?

Ho chiesto a Mirko di stampare solo vinili con dentro i cd in omaggio o con i codici per scaricare gli Mp3. Oggi chi compra il disco è appassionato. Penso che chi voglia l’album debba avere la cosa più bella che è il vinile, ma siccome mi rendo conto che siamo nel 2008, ritengo opportuno fornire anche il codice. Quindi mi focalizzerei sugli appassionati con i vinili, a prezzi un po’ più alti, mentre a chi non ha la passione feticista, darei a prezzi bassi, semplicemente i codici.

RADIO SHERWOOD
Francesca Ognibene - Radio Sherwood

Questo trio di Catania esiste dal 2006, ma i singoli musicisti non sono dei debuttanti al primo ballo in società. Il loro dedutto vero risale ad almeno dieci anni fa con altre formazioni che ci hanno fatto stracciare le magliette di cotone e innalzare le dita dei piedi per vederli meglio e per strofinarci addosso la loro energia rock. Le altre formazioni erano Jasminshock e i Jerica’s e si spera si riprendano per regalarci altri dischi, però gli Ultravixen intanto si portano avanti e s’intrufolano nei nostri più recondidi sogni ispirati al rock garage, al noise, al blues più ispirato e sudato.

DAGHEISHA.COM
Roberto Michieletto - Dagheisha.com

Nati lo scorso anno dall’incontro di tre musicisti provenienti dalle passate esperienze a nome Jasminshock (conservo ottimi ricordi di loro) e Jerica’s, gli Ultravixen non mi hanno impressionato come mi sarei atteso. Che poi le cronache tramandate ai posteri riferiscano di performance esemplari e infuocate non mi è dato saperlo per esperienza diretta e quando avrò l’opportunità di appurarlo potrò capacitarmene, ma per il momento mi devo affidare a quanto ascoltato nelle nove tracce di ‘Avorio Erotic Movie’, lavoro di debutto masterizzato da Bob Weston degli Shellac. Al di là dei paragoni con tanti nomi (di indiscusso pregio e valore) che sono stati fatti e riferimenti a generi di solida reputazione e storia indimenticabile, direi che si potrebbe anche semplificare il tutto (dovendo spiegare come suonano Ultravixen) riferendoci a un’altra band nostrana, ovvero i One Dimensional Man. Se prendete quanto fatto da ODM nel corso della carriera, che ha saputo attraversare - in modi diversi e fasi distinte - le materie noise rock, garage, post punk, rock’n’roll, blues e indie a cui si fa riferimento, ritroverete molto di quanto ora proposto dal terzetto siciliano. Non abbastanza incendiari per far detonare i brani come gli stessi meriterebbero per ottenere una valutazione superiore alla sufficienza.

SANDS ZINE
Alfredo Restelli - Sands Zine

Pur avendo superato le cento produzioni ed aver girato tra i generi, tutti noi sappiamo bene che se siamo in cerca di buon noise-rock dobbiamo rivolgerci proprio all’etichetta di Mirko Spino che negli ultimi tempi, come tante altre volte in passato (vedi da ultimo, i dischi di Hell Demonio, Gerda, Agatha, Almandino Quite Deluxe), ci ha deliziato con svariate perle del genere. “Avorio erotic music” è un compendio delle musiche dello scorso decennio, opportunamente adattate, tagliate e cucine; l’iniziale you, you & you ci proietta tra Scratch Acid e i connazionali One Dimensional Man (influenza che ricorre più volte, vedi anche bunny love is dead e le bluesy tokyo’s train e love factory (i’m not a toyboy), potrebbe essere tranquillamente un potenziale hit), the akille’s hell ci riporta alla mente i compianti Man or Astroman?, big bluff e lolita riaggiornano Jesus Lizard (da notare nel primo pezzo una bellissima coda strumentale) e Rye Coalition; sempre bunny love is dead si apre e si chiude con un arpeggio post-hardcore (Slint e derivati), mentre nera si rivolege al pop e alla sensualità dei New Wet Kojak. L’originalità un po’ latita ma il talento per sopperire a questo c’è e si sente; bravi, cresceranno ancora.

ROCKLAB
Daniele Guasco - RockLab

Prendere il nome del gruppo da quello che ritengo essere uno dei film migliori di Russ Meyer è un modo, per quanto mi riguarda, di partire col piede giusto ancora prima di inserire il cd nello stereo. 'Avorio Erotic Movie' spicca, per prima cosa, per l’energia che gli Ultravixen riescono a infondere alla loro musica - un’agilità sonora notevole in cui spicca lo splendido nervosismo della note partorite dalla chitarra - ma che non convince pienamente nelle parti vocali che in alcune occasioni sembrano eccessivamente impostate rispetto alla libertà di cui godono gli strumenti. Questo non va però a toccare il valore dell’album, contenitore di un rock genuino e convincente, ottimo per la capacità di impressionare e coinvolgere pur rimanendo su territori abbastanza classici, un rock ruvido e per certi versi tradizionalista, particolarmente nel ritmo delle canzoni. A colpire piacevolmente già dal primo brano sono principalmente le frequenti variazioni di registro dei brani, capaci di mutare spesso con sostanziosi cambi imprevisti e vorticosi che danno una fresca vitalità all’ascolto senza andare a intaccare l’ossatura delle singole composizioni. La lezione dei siculi Ultravixien è quella di non dimenticarsi comunque di attingere da impostazioni più recenti, math-rock in primis, e creare di fatto un disco fresco e piacevole, da ascoltare.

AUDIODROME
Giampaolo Cristoforo - Audiodrome

Canzoni d'amore: così definiscono i pezzi di Avorio Erotic Movie gli stessi Ultravixen. Certo, sono canzoni d'amore un po' ruvide, aspre, hardcore. Ok, forse non sono proprio canzoni d'amore canoniche, ma di sicuro un distillato di sapori wave/post punk dal passo pesante. Gli Ultravixen debuttano a Catania nel 2007, nell'ambito di un festival e della dimensione live che li vedrà protagonisti - prima ancora che abbiano pubblicato alcunché - tra Italia e Europa varia. È sul campo, quindi, che prende forma il disco che da qualche giorno la Wallace ha affidato ai negozi,  registrato nel febbraio del 2008 in uno studio molto d.i.y. in provincia di Catania assieme a Pippo Barresi e Fabio Magistrali. Alessio (chitarra, theremin e voce), Mr Nunzio Jamaika (basso e voce) e "Fabulous" Carmelo (batteria, cori) dimostrano immediatamente con "You, You & You" di padroneggiare anche generi laterali al blocco centrale new wave, rimpolpando il suono con evidenti strascichi blues e garage, sguaiati e lerci al punto giusto. Microcitazione di "Satisfaction" nei secondi iniziali del rockabilly/noise di "The Akille's Hell", torrenziale geometria Devo per due minuti in "Bit Bluff", dopo i quali il brano s'infuria per quietarsi con un riffaccio su ritmica math. Oscuro velluto dark, invece, per "Bunny Love Is Dead". Blues/garage alla John Spencer "Tokyo's Train", con staffilate post-core a chiarire una volta di più l'ardore e il sudore insiti in ogni nota, con "Lolita" che si contorce sostanzialmente sulle stesse coordinate. "Riskio's First Time" è distillato di Stooges al doppio della velocità, "Nera" caracolla facendo sua l'ombra di un carro armato e il suono più metal del disco, mentre il cerchio si chiude con "Love Factory", altro blues vorticoso come la traccia iniziale.

INDIFORBUNNY
Carlo "Fleo" Favero - Indieforbunny

La Wallace Records dà alla luce l’album di debutto degli UltraviXen, un lavoro energico e spudorato. Il trio violenta un Elvis sovrappeso e alcolizzato, carpendone l’anima e creando brani noise con un’impostazione rock ‘n’ roll ma votato alla decadenza: ricostruiscono un sound fregandosene degli stereotipi e anzi giocandoci in modo spregiudicato per generare degli agglomerati di rabbia-potenza-distorsione. Un rock ‘n’ roll morto e risorto, risvegliatosi mutante e lontano dalle luci del palcoscenico, più a suo agio avvolto in un frastuono di buio, fumo e alcol. Tipi sospetti che disgregano riffs ‘catchy’, orecchiabili per abitudine, con il consapevole martello del tempo che passa. Sono i lamenti segreti di una musica reietta e degradata che suona in solitudine pensando tanto poco alle conseguenze quanto alle cause: vomitando rumori del passato riconoscibili ma molto diversi. Si sa: non ha lo stesso sapore di quando è stato ingerito. E infatti la musica degli UltraviXen non fa lo stesso effetto del tipo di musica in cui affonda le radici, non fa venire in mente coppie di ragazzi che se la spassano ballando. Evoca invece immagini di persone che sono arrivate al punto di non interessarsi più a nulla di particolare, non conoscono il divertimento come non conoscono la curiosità, non più. Uccidere morire bere distruggere: non cambia nulla perché tutto è già cambiato a sufficienza da sembrare immutato. Credete che tutto sia già stato fatto, già stato detto, già stato suonato? Proviamo a rifare tutto di nuovo, per l’ennesima volta, ancora e ancora e ancora e ancora. Ad ogni passaggio si perde e si guadagna qualcosa. Gli UltraviXen l’hanno fatto. Sentite cosa ne è uscito.

IL TIRRENO
Guido Silotto - Il Tirreno

Ancora un altro gruppo che omaggia il più celebrato tra i registi indipendenti americani, quel Russ Meyer la cui nota passione era filmare formose ragazze, per lo più poco vestite, anche se poi le sue qualità d'artista erano ben più profonde, ma tant'è. Se poi aggiungiamo che il titolo di questo album d'esordio degli Ultravixen, nei negozi a gennaio, è “Avorio Erotic Movie”, diventa forte il sospetto di avere che fare con l'ennesima formazione che ama celebrare il connubio sesso e rock'n'roll. Poi guardiamo le biografie e scopriamo che il trio conta ex membri di Jerica's e Jasminshock. Allora la faccenda si complica, giacchè si tratta di due tra le più significative band catanesi in ambito post-rock e noise. Ecco svelato l'arcano: l'ascolto delle tracce che compongono questo lavoro chiarisce che sì, il blues più sporco, ritmato e venato di garage è la principale fonte d'ispirazione, ma il retaggio delle due band d'origine non si dimentica. Davvero una miscela intrigante, resa ancor più appetibile dall'ottima resa sonora, con l'aiuto anche di Bob Weston (Shellac). Un lavoro che sa essere potente ed aggressivo al punto giusto, specchio fedele delle travolgenti esibizioni live del terzetto.

MUSIC ON TNT
Loris Gualdi - Music on TNT

Proprio ultimamente ho avuto la possibilità di riscoprire uno dei registri maggiormente sopravvalutati del cinema underground degli anni sessanta-settanta, tal Russ Meyer e le sue “ipertettute” Vixen. Dopo molti anni, un trio di musicisti catanesi ha deciso di omaggiare Meyer, depositando alla Siae il nome di una neonata band: Ultravixen. L’ensamble musicale darà alle stampe “Avorio erotic movie” proprio con l’inizio del nuovo anno; l’album, ascoltato in anteprima, sembra far trapelare striature garage-punk e sporco r’n’r, attraverso le liriche di Alessio Edy Grasso, voce e chitarra del trio. Il debut album si apre con la disturbata “You You You”, tra rock and roll old style e una sezione ritmica tendente al noise. Il groove iniziale evolve verso un sound grezzo e granuloso che ben si collega alla seguente “The akille’s hell”. Quest’ultima rappresenta l’essenza di un garage punk coinvolgente ed eruttivo, molto vicino alle sonorità dei Fu Manchu, come confermano la sudicia e tirata “Bit Bluff” e la trainante “Lolita”, brano che forse meglio sintetizza l’essenza degli Ultravixen. Non mancano inoltre accenni post-grunge come in “Bunny love is dead”, tanto catartica e ciclotimia, quanto ironicamente bislacca. “Avorio erotic movie” appare sin dal primo ascolto un disco difficilmente inquadrabile, ma senza dubbio piacevole per estro e brama d’espressione.

L'ISOLA CHE NON C'ERA
Simone Fratti - L'Isola che non c'era

Sono tempi rock'n'roll, e gli Ultravixen ne sono la prova conferma. Escono con un disco, Avorio Erotic Movie, tagliente, diretto e senza mezze misure, testimonianza  che il garage rock è ancora vivo e il suo virus è in mezzo a noi. I componenti di questa band provengono da due gruppi già affermati e navigati nella scena rock indipendente italiana, gli Jasminsho e gli Jerica's, e formano un power trio indemoniato, irrispettoso e frenetico, paragonabile come attitudine ai Fu Manchu e a John Spencer Blues Explosion. Sotto chitarre taglienti, voci distorte, batterie sudate e bassi violentati volano come dei fulmini le nove tracce del disco, che appare già ad un primo ascolto assolutamente coerente e ricco di personalità, una personalità che è cuore, urgenza e violenza espressiva. Il sound grezzo e sporco lascia da parte gli ascolti in macchina per distrarre dal traffico: quella degli Ultravixen non è il gradevole sottofondo da inserire nei momenti più romantici, ma la colonna sonora di notti brave, dissacranti e selvagge. Fra le tracce migliori possiamo citare You, You & you, Bit Bluff e Love Factory (I'm not a toy Boy), tre brani ricalcano alla perfezione lo stile Ultravixen, una forma sicuramente non innovativa, ma  reinterpretata e fatta propria con personalità. In chiusura una curiosità da non tralasciare: il nome della band proviene, con ogni probabilità, dal titolo di un film culto degli anni sessanta, "Beneath the Valley of the Ultravixens", del registra underground Russ Meyer.

SODAPOP
Andrea Ferraris - Sodapop

No, amici niente tettone all'orizzone, anzi, banane au go-go, ma non quelle che lucidate guardandovi film di Meyer, bensì quelle che accoppiate con giubbotto di pelle e palla da booling fanno automaticamente rockenrolla.Ricordate Catania? Pensavate che finito il noise ed il post rock e dopo che il circo aveva lasciato la città si fosse portato via tutti i freak della zona? Sbagliavate, infatti negli Ultravixen oltre a qualcuno dei Jerica's mi pare che ci sia batteria e chitarra dei Jasminshock e per quanto distanti dall'esperienza precedente direi che reta ancora qualche scoria grazie a cui è facile capire da dove vengano i tre. Qualche segno da stagione noise/post-rock figlio di Brainiac, Slint o Albini rimane e non è neanche un male dato che li differenzia dal 90% dei gruppi rockenrolla con dadi fiamme tatuate sulle braccia e che suonano uno identico all'altro. Quindi ritornando ad Avorio Erotic Movie dicevamo rock'n'roll garage con scorie Touch and Go e suono con tutti i crismi delle grandi occasioni dato che il disco è registrato da Pippo Baresi e masterizzato da Bob Weston a Chicago. Divertenti e con un gran tiro, vintage ma non troppo, retrò ed anzi, proprio diversi grazie al loro background, ballabili persino per Fonzarelli e Pinky Tuscadero, ma fini quel tanto che basta per non suonare troppo datati. Un disco suonato e prodotto con molta perizia, diciamo che la sua intelligenza tutto sommato è proprio il fatto di non voler essere diverso da ciò che è, ovvero un lavoro fatto per rendere live (per quel che ricordo i Jasminshock erano un buon gruppo dal vivo) e per fare divertire tre catanesi cresciuti fra rock indipendente, noise e musica che come direbbe Giorcelli "fa sudare".

KOMAKINO
Paolo Miceli - Komakino

Ok, personally when mr. Wallace rec passed me this promo my imaginery flown beneath the valley of ultraRusschicks,- i also had a whole zipped folder full of pictures to check, then, and i thought finally Wallace rec understood what makes business in Music... but, You know what? i've been punk'd!! No flaming babes, no blasting wow-esque silhouettes and leather boots at all!!! That's not fair man, - You can't play like that with my feelings. Well, - these three hairy big guys from Sicily, Italy, play with 90s punk'n'roll music and related rules of dirty, somehow noisy, blues and voodoo, - and if Jasminshock's name doesn't sound all that new to Your ears, well, You will recognize for sure Vonsik's guitar style here, chorus-effect filled, such so post-punk (Tokyo's Train). Sort of Scratch Acid (Lolita) singing for In The Red rec, but with some roots into Louisville's (- renamed Noiseville, ages ago) postwhatever sound of 90's (Nera): i mean, Ultravixen don't have boobs and neithern the subversive strenght of the above mentioned legends (actually, David Yow doesn't have boobs too), btw, under the well known sun of this psychotic rancid formula, They are on the right path for the rock explosion They're looking for, i.e. thanks to something like bit bluff ending.

Ok, personalmente quando mr. Wallace rec mi ha passato questo promo, il mio immaginario era volato beneath the valley of ultraRusschicks, - poi avevo anche un file zip pieno di foto da vedere, - e mi sono detto 'giornata risolta! E finalmente la Wallace ha capito come fare il business..'.. invece cosa? Fregato! Niente pupe fiammanti, siluette da infarto o stivali in pelle!! Mica è giusto, - mica si può giocare così con i sentimenti della gente. Bene, - questi tre pelosi maschioni siculi suonano invece del punk'n'roll di gusto anni 90, con le relative regole della sporcizia musicale, - in qualche modo rumorosi, blues e voodoo, - e se il nome dei Jasminshock Vi suona abbastanza familiare, non mancherete di riconoscere qui lo stile della chitarra di Vonsik, pieno di effetto chorus e così tanto postpunk (Tokyo's Train). Sorta di Scratch Acid (Lolita) che firmano per la In The Red rec, ma con qualche radice nel postqualunquecosa del sound 90s di Louisville (Noiseville, la chiamavano allora..), cioè Nera: mi spiego, gli Ultravixen non hanno le tette e nemmeno la forza sovversiva delle sopra citate legende (e in effetti, nemmeno David Yow avrà due coppe), ma, sotto il ben noto sole di questa psicotica rancida formula, i tre sono sulla strada giusta per l'esplosione rock che stanno cercando, - ad esempio grazie alla chiusura di bit bluff.

SENTIRE ASCOLTARE
Stefano Pifferi - Sentire Ascoltare

Blues suonato con nerbo noise e acidità rock'n'roll come non se ne sentiva da tempo. Dopotutto non di pivellini si tratta, dato che i tre UltraviXen -- Alessio (chitarra, theremin, voce), Mr. Nunzio Jamaika (basso, voce) e "Fabulous" Carmelo (batteria e cori) -- erano parte integrante di quella "Catania come Seattle" con Jasminshock e Jerica's. Montatura giornalistica fino ad un certo punto, viste le release rumorose piovute dall'Etna e dintorni ai bei tempi e a quelle che continuano a vedere il sole (il sole?) sul versante orientale della Sicilia. Avorio Erotic Movie non disattende le premesse gettate anni addietro. Diretto, incompromissorio, sudato; vestito di pelle e borchie; irriverente e spasmodico; in parti uguali r'n'r, wave e post-punk, ma sempre e comunque illuridito da una patina grassa di noise come se ne produceva nel periodo aureo del Lower East Side, a occhio e croce un milione di anni fa. Il blues, si diceva. Di quello che puzza di piscio come il budello che immetteva al Cbgb's. Di quello che Boss Hog o la prima Blues Explosion si divertivano a stuprare e/o a riempire di merda prima di servirlo alle proprie audience. Proprio quel blues che sottostava ad ogni pezzo dei Jesus Lizard o che era contenuto in nuce all'intera produzione dei Pussy Galore. Non c'è sicuramente miglior modo per omaggiare Russ Meyer e festeggiare i 30 anni esatti dell'uscita di Beneath The Valley

KATHODIK
Alessandro Gentili - Kathodik

Passa il tempo e la Catania underground è sempre lì, araba fenice più vitale che mai, ormai da vent'anni sulla cresta della musica altra italiana. La nuova incarnazione prende vita dai resti di Jasminshock e Jerica's, band di prim'ordine della scena cittadina a loro tempo adescate da Wallace e Indigena, e il risultato è un mostro di nome Ultravixen, omaggio a uno dei più noti capitoli della filmografia meyeriana, il cui immaginario fatto di extra-size al posto giusto e accoppiamenti selvatici è supportato anche dal titolo dell'album, saccheggiato da un cinema a luci rosse della capitale. Un sound travolgente e freschissimo quello di Alessio, Mr. Nunzio Jamaika e Fabulous Carmelo, fatto di bollente rock'n'roll, bordate di garage punk suonato e sudato, blues autentico come il ricordo del whiskey ingurgitato a litri la sera prima, e scartavetrate di rancido noise. Tanti i gioielli, da segnalare perlomeno You, you & you, che inizia riesumando i Jasminshock per poi virare alla ricerca dell'anima dei Gun Club, voltando di tanto in tanto la testa; Lolita, grezza e sensuale come una scopata clandestina in un vicolo buio, e la scatenata Riskio's first time, con la chitarra che prima spara impazzita a 360° e poi lascia il primo piano a una sezione ritmica di scuola Chicago noise, leggi Touch'n'go. Mille i nomi citabili, da Jon Spencer & consorte ai Cramps, da David Yow, più Scratch Acid che Jesus Lizard, ai padri concittadini Uzeda: lungi dall'essere un'improbabile creatura frankensteiniana, come tante se ne vedono e se ne sentono in ogni dove, gli Ultravixen sono al contrario una macchina perfetta che distilla il nettare delle più interessanti musiche degli ultimi vent'anni e ci prepara una bella pera per Sua Tossicodipendenza il Rock'n'Roll. Lui gode soddisfatto, noi non possiamo che fare altrettanto.

PREAVY ROTATION
Andrea Prevignano - Preavy Rotation

C’è un processo logico di unificazione di esperienze musicali, ascolti, passioni, vita vissuta e difficoltà, che fa di Avorio Erotic Movie un album di estrema sintesi. Il trio siciliano nasce dalla fusione tra elementi della dinamica indie noise band Jasminshock (Alessio: energetic no-wave;  Jamaika: triggers power) e dei Jerica’s (Carmelo: time) e dalla necessità di superare la relazione di sangue sempre incombente con l’America chicagoana postrock di Skin Graft e Touch and Go, quel ponte gettato dagli Uzeda negli anni Novanta che ha regalato agli States e all’Italia tante collaborazioni proficue e un mercato di idee e amicizie. Gli UltraviXen si staccano da molo sicuro e navigano tra le rapide del rock’n’roll e del garage rock mutante di Blues Explosion e Man or Astro-man?, ma quello rumoroso e dissonante della loro precedente esperienza ancora scortica la pelle. Sulla riva del fiume Russ Meyer, i Rapeman e il diabolico reverendo assassino Harry Powell salutano il debutto degli UltraviXen.

Per fan di: Jon Spencer Blues Explosion, Shellac, Jasminshock

BLUE
Italo Rizzo - Blue

I seguaci di Russ Myer, adoratori come lui di figure femminili giunoniche e prosperose, sono in costant aumento: alla schiera aggiungiamo una band catanese, gli UltraviXen, che si incaricano di trasporre il suo verbo in musica. Non si tratta di sountrack, bensì di r’n’r aggiornato ai tempi di noise e devoato sulla strada del post-punk. Avorio Erotic Movie, questo il titolo CD (uscito per Wallace Records), omaggio ad un’omonima sordida, sala v.m. 18 della capitale. È una danza scomposta per anime torbide in cerca d’amore o solo di una nottata di passione. Nove canzoni, svelte come il graffio di un felino o un palpata fugace, accorate come un blues e volgari come un punk, costituiscono la fedele penale degli UltraviXen, prossimi a farsi sbattere sui palchi del Belpaese viaggiando su macchine rigorosamente truccate, in vista del prossimo night club.

ROCKERILLA
Michele Casella - Rockerilla

Ruvidi e sfrenati come nella migliore tradizione rock, attorcigliati su soluzioni blues che proiettano immagini lascive nelle menti di smaliziati ascoltatori, gli Ultravixen (incontro ra elementi di Jasminshock e dei Jerica's) sbarcano su Wallace Records con un debutto che ha il sapore della polvere proveniente dalle statali americane. L'elettricità è al centro delle ragioni formali di questo trio, elemento di congiunzione tra lo sfregare (spesso ossessivo) delle chitarre e l'accanito incedere della batteria. A fungere da catalizzatore di attenzione c'è poi la voce di Alessio Edy Grasso, tipicamente e furiosamente rock'n'roll, spesso ferocemente altisonante. Meno cerebrali della Skin Graft e più noise di quanto loro stessi possano ammettere, i tre catanesi pubblicano un album che non suona affatto italiano. Anche per merito di russ Meyer.

NERDS ATTACK
Emanuele Tamagnini - Nerds Attack

Di diritto nei dieci dischi tricolori dell’anno. Un razzo sparato dalla Sicilia. Un roboante power trio lubrificato da anni di esperienze che avevano come epicentro Jasminshock e Jerica’s. Gli Ultravixen suonano come bombardieri. Furastici. Scorre la nobiltà nel sangue. Quella dei caposcuola Uzeda che vengono frantumati e rivoltati dal blues. La produzione artistica di Fabio Magistrali è solo un dettaglio. Il film erotico d’avorio è un treno in corsa. Devastante per intensità. Tramortente per manifesta superiorità. Chicago non è mai stata così vicina a Catania. La prima Blues Explosion di Jon Spencer ne andrebbe fiera. Micidiale veemenza laggiù nella valle.

FREAK OUT
Vittorio Lanutti - Freak Out

Prendete la disperazione più profonda del blues, la perversione del rock'n'roll e le staffilate del noise e avrete gli Ultravixen. Questo trio catanese, nato dalle ceneri di Jasminshock e Jerica's spacca di brutto e, seppure ci troviamo in periodi di playlist per il 2008, si candida ad essere una delle migliori produzioni del 2009, dato che arriverà nei negozi a gennaio. La tensione che si vive alle pendici dell'Etna viene, in queste nove tracce, riproposta con nove canzoni di un amore, quasi mai sano, ma sempre sporcato, disturbato e con mille problemi, anche se alla fine si finisce sempre a letto a godere come dei dannati. Già come dei dannati, dato che Alessio (chitarra, theramin e voce), Mr. Nunzio Jamaika (basso e voce) e "Fabulous" Carmelo (batteria e cori) non si risparmiano con i loro stomp e con le loro sferragliate che tagliano anche la roccia più dura. Pensate alla primissima Blues Explosion (periodo Crypt) con in più la sensualità di Cristina Martinez e i singulti di Poison Ivy e Lux Interior e avrete un'idea di che cosa hanno prodotto gli Ultravixen in "Avorio erotic movie". Ragazzi che altro aggiungere, se non che questo trio è attualmente la miglior macchina rock'n'roll in circolazione almeno in Italia.

L'ennesimo centro della Wallace!

BLOW UP
Fabio Polvani - Blow Up

Le prime note di Yoy, You & You sembrano dirti "ok , ci siamo capiti", occheggiando a un involuto ritratto post rock di marca touch and go/quartestick. Poi d'un tratto il brano prende beffardamente una spedita piega rockabilly, come ad aprire le danze e svelare una più scanzonata identità. Non si tratta però di un cambio drastico, in fondo l'impostazione strumentale è quella di paretnza: cambia semmai la forma e l'indirizzo. Questo inziale episodio di "Avorio Erotic Movie" sostanzialmente rappresenta la sintesi di un percorso musicale che parte dalle pendici della "Catania rumorosa", dietro le insegne di Jasminshock e Jerica's. Dall'incontro di quel che rimane delle due entità nasce la necessità di andare oltre; che poi ha significato tornare un pò indietro, a un approccio r'n'r più "volgare", pur mantenendo legami con le passate esperienze. Vedono così la luce gli UltravXen, una delle ultime rock band a potersi aggiudicare uno dei pochi titoli rimasti disponibili dalla filmografia di Russ Myer. Nel loro mondo c'è posto per mettere insieme Jon Spencer con Steve Albini (Riskio's first time), spigolature e squadrature Math con uno spirito dissacrante e sleazy. Non sembano pure esenti tracce di sballonzonanze mcluskismo. I contrasti si compensano in una travolgente trasposizione di sogni d'Americhe profondamente differenti, come nel finale dell'Album done le introversioni slintiane di Nera cedono il passimo all'intrattenimento jazzy di Love Facory (A I am not a toy boy). Gli UltraviXen celebrano così la realizzazione di "Avorio Eroti Movie": nove caznoni d'amore per due anni di vita di merda, ipsi dixerunt (7/8).

Il Mucchio Selvaggio
Gabriele Barone - Il Mucchio Selvaggio

Il nome della band è un omaggio al regista underground Russ Meyer e a uno dei suoi film-culto, "Beneath the Valley of the Ultravixens". Stessa carica erotica e debordante fisicità nella musica degli Ultravixen, power-trio catanese che nasce dall'incontro-scontro tra elementi di due indie noise band siciliane, i Jasminshock (Alessio, chitarra, theremin e voce; Mr Nunzio Jamaika, basso e voce) e i Jerica's ("Fabulous" Carmelo, batteria e backing vocals). Il gruppo prende le mosse da un concerto ai Mercati Generali di Catania in occasione di un festival organizzato da Indigena, etichetta dei Jerica's. "Avorio Erotic Movie" è il primo album e si annuncia già come una delle migliori uscite del nuovo anno, essendo un concentrato di quanto di meglio è stato prodotto dal rock underground negli ultimi venti anni: il math-rock di Chicago (Rapeman e Shellac), il garage-blues della prima Blues Explosion, il noise dei catanesi Uzeda. Il disco unisce l'impatto fisico del r'n'r più sporco e travolgente, il rumore assordante e disturbante del noise, il feeling del blues, le ritmiche sbilenche del post-punk e della new wave. Registrato e prodotto da Fabio Magistrali a Milo (ai piedi dell'Etna), masterizzato a Chicago da Bob Weston, è un ideale ponte di congiunzione tra la Chicago post-rock e Catania. Un album che scuote e tramortisce sin dal primo ascolto e ha le stesse caratteristiche dell'amore descritto nelle sue nove tracce: sudicio, sudato, sensuale e sfasciato. Tellurico e devastante come il vulcano che li ospita. Anche questa volta, centro pieno della Wallace.